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Recensione: Kingdom Hearts 358/2 Days

19 ott

Un seguito autoreferenziale…

La saga di Kingdom Hearts è davvero particolare, al punto tale che o la si ama o la si odia visceralmente. Un merito, però, va riconosciuto a questa serie nata dagli sforzi combinati di Square Enix e Disney: è riuscita a far convivere due universi completamente diversi tra loro con risultati eccezionali, sia dal punto di vista creativo che da quello concettuale.

Questa volta la piattaforma dove andare a caccia degli heartless è il Nintendo DS, scelto più per la sua base installata che per il caratteristico pennino.

Il sistema di controllo di Kingdom Hearts 358/2 Days, infatti, non punta affatto sul touch screen e sulla possibilità di interagire direttamente con lo schermo, ma resta ancorato alla classica croce direzionale e ai tasti frontali e dorsali. Si tratta di una scelta di comodo, che ha permesso ai programmatori di realizzare questo nuovo capitolo senza inserire modifiche troppo profonde.


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Recensione: LostWinds: Winter of the Melodias

19 ott

Un nuovo capolavoro targato Frontier Development.

Il primo LostWinds, lanciato sul mercato lo scorso anno, si rivelò uno dei migliori titoli del catalogo WiiWare non solo per la semplicità del concept e il fascino del gameplay, ma soprattutto per l’incredibile cura dei dettagli che caratterizzò l’intera esperienza.

Alla luce del successo riscosso, tanto dalla critica quanto dal pubblico, era dunque prevedibile che Frontier Development avrebbe puntato nuovamente sul franchise, nel tentativo di regalarci un prodotto ancora più coinvolgente del suo predecessore. LostWinds: Winter of the Melodias segnerà dunque la definitiva consacrazione della software house britannica?

Com’era lecito attendersi, Winter of the Melodias non propone alcuna rivoluzione, avvalendosi di una struttura fondamentalmente simile a quella del primo capitolo della serie.


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Recensione: PES 2010: Pro Evolution Soccer

16 ott

Una panchina che continua a scottare…

C’era una volta il pallone, fatto di ideogrammi digitali, di undici nomi titolari da “ribattere” completamente. Un pallone che andava “importato”, perché noi europei non eravamo quasi in grado di capirlo, perché ci hanno sempre spacciati per faciloni e quel calcio da “c’era una volta” ce lo spacciavano quasi come troppo complicato per noi…

Sono parole romantiche le mie, ricordi che si fondono con le primissime partite a quel Winning Eleven giappo, con tanto di Roby Baggio col codino, divina copia digitale del suo essere il dominatore della scena. E l’eco di quelle partite, dapprima solo rimediate nei negozi di importazione, si fece così roboante da portare quella saga sui nostri pad tricolori, con l’automatica cancellazione dell’alter ego occidentale, sempre made in Konami, che scattava sulla fascia parallelo al più celeberrimo FIFA (i primissimi ISS Pro, ve li ricordate?).

Da quel momento in poi tutto il resto è storia ma anche un po’ noia, perché la concorrenza per anni ha continuato a sbagliare tutto, campagna acquisti e rinnovi dirigenziali, proclami e interviste del dopo partita. Konami ha dominato inesorabile, Pro Evo ha dato distanze abissali, ha smontato le velleità di altri concorrenti (compreso il This is Football di Sony). Ma poi?


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Recensione: Aion

16 ott

Da qui all’eternità?

Un antico adagio suole dire “puoi tirar fuori un MMO dalla Corea, ma non puoi tirare fuori la Corea da un MMO”, nel senso che Aion: Tower of Eternity fin dagli inizi è stato sviluppato con un occhio puntato all’Occidente e l’altro a Oriente.

Questa sorta di “strabismo” nel design ha prodotto un gioco massivo prepotentemente tradizionale nel suo svolgimento: grind, grind, grind e ancora un po’ di grind. A suo vantaggio però possiamo dire che lo fa bene, toccando cioè lo stato dell’arte del grind, ma NCsoft in questo campo è difficilmente battibile.

La matrice coreana del massive in questione si percepisce fin dalle prime battute, con un accento fortissimo posto sul character design: sarà infatti possibile caratterizzare i personaggi in modo pressoché infinito, grazie a un potente editor che mette moltissimi settaggi a disposizione.


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Recensione: Mario & Sonic ai Giochi Olimpici Invernali

15 ott

Il dinamico duo torna in azione sulla neve!

Alla luce dell’incredibile successo ottenuto da Mario & Sonic ai Giochi Olimpici, era del tutto prevedibile che SEGA e Nintendo avrebbero deciso di puntare ancora sulla nuova coppia d’oro dei videogame. In fondo, nonostante il titolo in questione non abbia ottenuto grandissimi elogi dalla critica, le sue vendite a livello mondiale sono state a dir poco straordinarie, e questo non poteva certo passare inosservato agli occhi delle due compagnie.

Com’è facile intuire dallo stesso titolo del prodotto, Mario & Sonic ai Giochi Olimpici Invernali non propone una struttura di gioco molto diversa dal suo predecessore, ma sebbene si possa immaginare il contrario, gli sviluppatori non si sono limitati a proporre solo una nuova ambientazione con una manciata di mini giochi inediti; al contrario, hanno lavorato duramente per risolvere molte delle problematiche che hanno caratterizzato il precedente capitolo del franchise.

Non si tratta dunque di una semplice mossa commerciale per sfruttare ulteriormente la fama dei suoi due protagonisti ma di un accurato processo di ottimizzazione volto a rendere l’esperienza di gioco sempre più divertente e accessibile.


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Recensione: Star Wars The Clone Wars: Gli Eroi della Repubblica

15 ott

Una tortura intergalattica.

Chiunque abbia una discreta conoscenza del panorama videoludico contemporaneo sarà senz’altro a conoscenza dei numerosi, fallimentari tie-in realizzati negli ultimi anni. Se si pensa a come celebri licenze quali Terminator o Transformers abbiano fallito il grande salto dal cinema ai videogames, è davvero difficile nutrire particolari aspettative verso Star Wars The Clone Wars: GLI Eroi della Repubblica (un titolo che si ispira all’omonima serie televisiva per ragazzi). Una tale licenza poteva dunque avere successo dove grandi nomi del cinema o dei fumetti hanno fallito?

La struttura di Republic Hero è purtroppo tanto mediocre quanto la sua storyline ed il suo comparto tecnico. La modalità principale è infatti suddivisa in tre atti principali, le cui missioni non richiedono più di 10-15 minuti per essere portate a termine con successo, senza grandi sforzi. Nel corso del gioco è ovviamente possibile vestire i panni di diversi personaggi quali Anakin Skywalker, Ahsoka Tano e Obi-Wan Kenobi, ma questo, pur garantendo una narrazione più completa, non riesce a sopperire all’eccessiva semplicità della struttura di gioco.

Com’è facile intuire, la semplicità generale si riflette anche sul gameplay. Le meccaniche di gioco, tanto nei combattimenti quanto nelle fasi di esplorazione, sono banali, fin troppo intuitive e assolutamente prive di profondità; il gioco offre infatti solo due tipologie di personaggi, ovvero i Jedi e i clone trooper (dotati rispettivamente di una spada laser e del potere della forza, e di armi da fuoco, ma con varietà d’attacco molto limitate) fornendo dunque un’esperienza monotona e priva di quell’intensità che ci si aspetterebbe dalla realtà fantascientifica proposta.


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Recensione: Mario & Luigi: Viaggio al centro di Bowser

15 ott

Un trio sfavillante.

Un devastante virus minaccia gli abitanti del Regno dei Funghi. Dietro a tutto questo però non c’è la lurida zampaccia di Bowser, bensì è tutta colpa di Fawful, uno dei più divertenti e folli nemici di Mario (nonché una vecchia conoscenza per gli amanti della serie), che qui ritorna ancora una volta con il solo proposito di far danni. La trama di Mario & Luigi RPG 3 si riconferma, al pari degli episodi precedenti, una miscela incredibile di gag deliranti e paradossale umorismo, ma ciò che è interessante è la collaborazione forzata tra i due eroi e l’arcinemico per eccellenza, quel Bowser che che si troverà finalmente in un vero ruolo da protagonista.

Grazie ad un trovata tanto semplice quanto geniale, Mario e Luigi si troveranno catapultanti all’interno di Bowser, le cui interiora nascondono molte più sorprese di quanto fosse lecito aspettarsi. In relazione a tale stratagemma narrativo, storia e gameplay si dipaneranno tra le avventure dei due fratelli e la furia incontrollabile di Bowser, che non esiterà a mettere a ferro e fuoco l’intero Regno contando unicamente sulla sua forza bruta.

Abbiamo quindi il coraggioso Mario, un Luigi fifone più che mai ma ugualmente valoroso nel seguire il fratello e un Bowser che tra un ruggito e l’altro saprà dimostrare quel briciolo di umanità così sapientemente nascosta. L’intera storia risulta pertanto essere un susseguirsi di folli dialoghi e ragionamenti al limite dell’assurdo, dimostrando per l’ennesima volta che adottare una sceneggiatura “leggera” non significa votarsi irrimediabilmente a banalità e stereotipi di sorta. La storia, nella sua dichiarata essenza nintendosa, risce a divertire e a strappare sorrisi sinceri in più di un’occasione.


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