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Recensione: Dragon Age: Origins Awakening

17 mar

Un’espansione imperdibile.

Ogni qualvolta si sente nominare il nome di BioWare è impossibile non pensare agli innumerevoli successi conseguiti dalla compagnia nel corso degli ultimi anni, Mass Effect e Dragon Age: Origins su tutti. Quest’ultimo, nonostante evidenti difetti legati per lo più al comparto grafico, è divenuto infatti un vero e proprio punto di riferimento per qualsiasi appassionato di giochi di ruolo di stampo occidentale, e proprio a fronte delle sue innegabili qualità è impossibile restare indifferenti di fronte alla sua prima vera espansione.

Come molti di voi senz’altro già sapranno, Awakening non è però paragonabile, sotto alcun punto di vista, ai tre DLC che l’hanno preceduto: nuovi contenuti, nuovi compagni, nuove ambientazioni, nuove abilità e specializzazioni, oltre che un diverso approccio all’avventura volto a renderla completa sotto ogni punto di vista. Insomma, definirlo una semplice espansione potrebbe essere quasi riduttivo, perché in fondo propone una mole di contenuti pari, se non superiore, a quella di molti prodotti completi attualmente in commercio.

Avete completato Dragon Age, giusto? Per forza di cose, in questa recensione troverete diversi spoiler riguardanti gli eventi e il finale del gioco, quindi consideratevi avvertiti! Dov’eravamo rimasti dunque? L’Arcidemone è stato sconfitto, il Flagello è stato scongiurato e ora tutti i cittadini di Ferelden vivono in pace, tessendo le lodi del leggendario Custode Grigio che ha salvato le loro vite. Che si prospetti dunque un periodo di serenità? Nient’affatto. Un nuovo pericolo incombe sull’intera popolazione e il vostro compito sarà ovviamente quello di risolvere, ancora una volta, la situazione.


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Recensione: Esclusivo: Metro 2033

16 mar

Un popolo da salvare, tanti nemici da combattere. La Mosca devastata del futuro, nel nuovo FPS targato THQ.

Al momento dell’annuncio, Metro 2033, aveva immediatamente fatto pensare a un nuovo Fallout, per motivi di setting e la promessa di un gameplay ibrido non meglio identificato. Con il passare del tempo, giorno dopo giorno, il nuovo titolo THQ, sviluppato da 4A Games, ha assunto sempre più i connotati di uno shooter in prima persona decisamente classico, nonostante qualche ottima feature, di cui poi parleremo, in grado di elevare questa inedita avventura post atomica a un ottimo livello, nonostante l’agguerrita concorrenza tra gli FPS di recente release.

Il setting, ispirato dall’opera dell’autore russo Dmitry Glukhovski, rivela una Mosca devastata dall’olocausto nucleare, con la popolazione costretta a rifugiarsi nelle stazioni della metropolitana, trasformatesi in cittadine vere e proprie popolate da sfollati ma caratterizzate da una propria organizzazione politica ed economica, vincolata all’operato di diverse fazioni in lotta tra loro.

Come se non bastasse, naturalmente, oltre alle lotte intestine tra clan, il problema più grande del 2033 rappresentato prima nella novella, poi nel software, è l’impossibilità di risalire in superficie, causa radiazioni e conseguente presenza di mutanti e mostri vari, affamati e decisamente incazzati (e vorrei vedere, tra neve, ghiaccio, pioggia acida, zero sole e neanche un ombrello…)


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Recensione: Fragile Dreams: Farewell Ruins of the Moon

16 mar

Un’avventura indimenticabile

La storia videoludica ci insegna che, spesso, alcuni ottimi titoli sviluppati in Oriente non riescono a superare facilmente i confini del loro paese di provenienza per le ragioni più disparate: problemi di distribuzione, scarse aspettative di vendita o processi di localizzazione fin troppo dispendiosi.

Nonostante le sue indubbie qualità Fragile Dreams: Farewell Ruins of the Moon è solo l’ultimo di una lunga serie di prodotti che hanno rischiato seriamente di non raggiungere i nostri lidi, ma ora, per la fortuna di tutti i videogiocatori occidentali, il peggio è passato.

In questa nuova avventura sviluppata da Tri Crescendo vestiamo i panni di Seto, un ragazzo ritrovatosi, suo malgrado, a essere l’ultimo superstite dell’intero genere umano. A fronte di questa sua triste condizione, Seto ha dunque come unico obiettivo quello di cercare eventuali sopravvissuti ma il suo viaggio, ricco di sorprese oltre che di innumerevoli insidie, non si rivelerà certo una “gita di piacere”.


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Anteprima: Hunted: The Demon’s Forge

16 mar

Brian Fargo riporta in auge il concetto di dungeon.

Brian Fargo. Suona come il nome di un cercatore d’oro del Vecchio West ma in realtà stiamo parlando di un veterano della scena videoludica californiana del 1980, fondatore di Interplay e publisher dei vari episodi di Fallout.

Hunted: The Demon’s Forge è il nuovo progetto di inXile, lo studio creato da Fargo insieme ad altri ex membri di Interplay, e finalizzato in parte per ridare vigore ai fasti del passato, tant’è che il suo primo lavoro fu il remake di un classico dei giochi di ruolo come The Bard’s Tale. Hunted sarà pubblicato dagli attuali responsabili di Fallout (Bethesda Softworks) e, stando alle parole di Fargo, “vedrà il ritorno del classico concetto dei dungeon crawl”.

Questo genere, ci dice Fargo, affonda le sue radici nel mondo di Dungeons & Dragons e nei primissimi esempi di programmazione su computer. E allora vengono in mente i nomi di Lord British (non pensiate di chiamarlo Richard Garriott), Wizadry, Bard’s Tale, Ultima, Might & Magic e Dungeon Master, per arrivare poi agli anni novanta con i primi esempi di elementi action-GdR inseriti in Ultima Underworld, nel primo Elder Scrolls, in Hexen e all’interno di Heretic.


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Recensione: MotoGP 09/10

15 mar

Liberi di correre senza pretese di realismo.

La saga di Moto GP occupa ormai da diversi anni a questa parte un posto importante nel cuore degli appassionati dei giochi di corse motociclistiche, pur non raggiungendo le vette del più curato SBK. A differenza della serie ammiraglia di Milestone, infatti, Moto GP si è sempre rivelato particolarmente adatto ai giocatori che, pur amando le sfide su due ruote, non sono alla ricerca di un gioco eccessivamente tecnico.

Il capitolo di quest’anno di Moto GP è stato sviluppato da Monumental Games, un team formato da ex membri di Climax e selezionato da Capcom per portare avanti la serie. Il risultato è un’esperienza leggera e poco tecnica, adatta a tutti coloro che non cerchino la perfetta simulazione del motociclismo competitivo ma piuttosto un gioco veloce, gradevole e senza troppe pretese di realismo.

In attesa di SBK X, che dovrebbe rappresentare il vero salto di qualità per il genere (soprattutto grazie al nuovo motore grafico), l’ennesima incarnazione di Moto GP non sorprende in modo particolare, proponendo semplicemente qualche ritocco a una formula che, fino a questo momento, ha fatto il suo lavoro in modo egregio.


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Recensione: Toy Soldiers

15 mar

I piccoli eroi di una grande guerra.

Quando il buon Stefano mi ha incaricato di recensire Toy Soldiers, ho accettato con la solita scrollata di spalle, come a dire: “se proprio devo…”. Sapevo pochissimo di questo titolo in esclusiva su Live Arcade, e l’idea dell’ennesimo tower-defense spensierato con grafica pacioccosa mi attirava poco più di un qualsiasi Giulia Passione blabla.

Una volta dinnanzi alle prime schermate di gioco, però, è cominciato a sorgere un felice sospetto che mi ha fatto subito cambiare espressione, ed è così che mi sono ritrovato con un sorriso di meraviglia stampato in volto. Tutto inizia alla maniera di un vecchio cinegiornale, il setting appare indubbiamente quello della Prima Guerra Mondiale, con soldati armati di baionetta e bandiere che svolazzano al vento.

Poi accade che l’inquadratura si allarga e ciò che hai davanti agli occhi è il modellino di uno scenario bellico all’interno di una stanzetta, una miniatura dettagliatissima con tanti soldatini in bella posa, gli stessi con cui, probabilmente, si dilettavano i nostri genitori ai tempi della loro infanzia. Saranno trascorsi sì e no una ventina di secondi dalla pressione del tasto Start e già mi ritrovo a passare da un sentimento di puro tedio a una viva curiosità.


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Recensione: Dynasty Warriors: Strikeforce

12 mar

L’ennesimo copia & incolla?

Povera Koei! Il suo fiore all’occhiello, quel Dynasty Warriors che una volta vendeva tantissimo in Giappone, è stato sempre visto dai videogiocatori occidentali con sdegno oppure, peggio, con indifferenza. Nemmeno il doppio aggiornamento annuale, con più poligoni da muovere, più gente da affettare e qualche personaggio nuovo da conoscere, ha fatto poi la differenza e reso più interessante la formula originale.

Anche quando effettivamente c’è stato qualche elemento di gameplay potenzialmente interessante, in molti si sono quasi rifiutati di approfondire la questione proprio perché tra un episodio e l’altro l’aspetto grafico era pressoché identico.

Ecco allora che Dynasty Warriors: Strikeforce è stato pensato dagli sviluppatori per fornire un nuovo approccio, che dovrebbe dare una svolta positiva alla serie, cercando di svegliare la curiosità anche di quei giocatori finora restii alla saga. Il gioco è ambientato nell’era dei Tre Regni dell’Antica Cina, periodo che dovremo rivivere scegliendo una fazione da guidare, battaglia dopo battaglia, fino alla vittoria della guerra.


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Recensione: Warhammer 40,000: Dawn of War II – Chaos Rising

12 mar

La spettacolarizzazione della strategia.

Quanto sareste disposti a pagare per conoscere una grossa notizia in anteprima? La verità è che dipende dalle persone. Alcune rimangono intrigate da un’eventualità del genere, altre si tapperebbero orecchi, occhi e quant’altro pur di non rimanere travolti da qualsiasi tipo di spoiler. Una questione che però si fa alquanto complicata nel momento in cui andiamo a trattare l’ultima espansione standalone del GdR strategico made in Games Workshop, dato che la sua migliore caratteristica è già di per sé uno spoiler!

È un qualcosa che ti colpisce irrimediabilmente, anche contro la tua reale volontà. Puoi stranirti ma non puoi farci nulla, perché ti “cade” addosso senza alcuna via di scampo. E quindi, andiamo avanti, comunque incuriositi…

Il cast di Dawn of War II viene confermato, con gli eroici Space Marine e un paio di nuovi elementi. Tra i personaggi introdotti da Relic troviamo Avitus (equipaggiato con armi potenti), Tarkus (armi leggere), Cyrus (esperto in missioni stealth), Thaddeus (abile con i jetpack), Davian Thule (dotato di una tuta da mech) e il debuttante Jonah Orion, capace di controllare la mente dei nemici.


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Anteprima: Medal of Honor

11 mar

Il soldato che fissava le capre.

Con il suo nuovo Medal of Honor, EA intende mostrarci una nuova sfaccettatura della guerra moderna, e la sfaccettatura in questione… comprende anche le capre! Non sarà tuttavia possibile utilizzare questi simpatici animali come mezzi di locomozione, né tantomeno come coperture; ci saranno e basta, aggirandosi per il territorio afgano brucando l’erba e osservando i soldati mentre si massacrano l’un l’altro, semplicemente perché, nel mondo reale, l’Afganistan è caratterizzato dalla loro presenza e gli sviluppatori hanno intenzione di creare un’esperienza all’insegna del massimo realismo.

Tale realismo non sarà però soltanto frutto delle conoscenze degli sviluppatori ma anche della consulenza di alcuni misteriosi figuri dell’esercito USA. Immaginatevi la macchina da guerra Americana come se fosse una piramide: l’esercito è composto da oltre due milioni di uomini e donne e, tra questi, 50,000 appartengono alle forze speciali, mentre solo 200 sono definiti “Tier One”, ovvero di primo grado. Si tratta di un gruppo di elite, utilizzato solo ed esclusivamente nelle situazioni più urgenti o pericolose. Il nostro compito? Ma è ovvio, dovremo combattere al loro fianco!

A quanto pare EA ha lavorato a stretto contatto con questi misteriosi individui, utilizzando le informazioni ottenute per permettere la tanto attesa rinascita del franchise di Medal of Honor. Cosa ci riserva dunque questa nuova esperienza? La possibilità di vestire i panni d’indomiti super-soldati in grado di condurre irruzioni solitarie in edifici pieni di nemici?


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