Recensione: Dragon Age: Origins Awakening
17 mar
Unespansione imperdibile.
Ogni qualvolta si sente nominare il nome di BioWare è impossibile non pensare agli innumerevoli successi conseguiti dalla compagnia nel corso degli ultimi anni, Mass Effect e Dragon Age: Origins su tutti. Questultimo, nonostante evidenti difetti legati per lo più al comparto grafico, è divenuto infatti un vero e proprio punto di riferimento per qualsiasi appassionato di giochi di ruolo di stampo occidentale, e proprio a fronte delle sue innegabili qualità è impossibile restare indifferenti di fronte alla sua prima vera espansione.
Come molti di voi senzaltro già sapranno, Awakening non è però paragonabile, sotto alcun punto di vista, ai tre DLC che lhanno preceduto: nuovi contenuti, nuovi compagni, nuove ambientazioni, nuove abilità e specializzazioni, oltre che un diverso approccio all’avventura volto a renderla completa sotto ogni punto di vista. Insomma, definirlo una semplice espansione potrebbe essere quasi riduttivo, perché in fondo propone una mole di contenuti pari, se non superiore, a quella di molti prodotti completi attualmente in commercio.
Avete completato Dragon Age, giusto? Per forza di cose, in questa recensione troverete diversi spoiler riguardanti gli eventi e il finale del gioco, quindi consideratevi avvertiti! Dov’eravamo rimasti dunque? L’Arcidemone è stato sconfitto, il Flagello è stato scongiurato e ora tutti i cittadini di Ferelden vivono in pace, tessendo le lodi del leggendario Custode Grigio che ha salvato le loro vite. Che si prospetti dunque un periodo di serenità? Nient’affatto. Un nuovo pericolo incombe sull’intera popolazione e il vostro compito sarà ovviamente quello di risolvere, ancora una volta, la situazione.
