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Recensione: Operation Flashpoint: Dragon Rising

21 ott

La guerra vera arriva anche su console.

C’era una volta, tanto tempo fa, un genere di sparatutto in prima persona un po’ diverso rispetto all’offerta standard dei vari Unreal, Quake e soci. Nel 2001 infatti, la scena PC poteva veramente contare su almeno un paio di prodotti realmente definibili come tactical shooter.

Degli FPS diversi, dove non esisteva “camperare” ma si faceva il cecchino, dove “fraggare” non era possibile perché con una pallottola ben piazzata, il gioco finiva. Sparatutto che facevano della strategia e della riflessione elementi imprescindibili di gameplay.

Ghost Recon e Operation Flashpoint: questo il dinamico duo che animava le serata degli appassionati di simulazioni belliche di tutto il mondo, a ritmi decisamente più soft della concorrenza PC, ma con uno spessore ben diverso per quel che riguardava la pianificazione delle tattiche, l’approccio di squadra e le scelte in game.


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Recensione: A Boy and His Blob

21 ott

Bentornato, caro 2D!

Esattamente come accade da tempo nel mondo del cinema, anche in quello dei videogiochi le buone idee iniziano a scarseggiare, spingendo sempre più spesso gli sviluppatori a recuperare vecchie glorie del passato da riproporre sotto forma di remake opportunamente tirati a lucido.

Questo è proprio ciò che è accaduto con A Boy and His Blob, che torna alla carica in questa sua nuova incarnazione per Nintendo Wii. L’operazione nostalgia, in questo caso, è indubbiamente riuscita, visto che i programmatori sono stati in grado di riprendere il feeling originale espandendolo oltre ogni aspettativa, in particolar modo dal punto di vista della varietà.

Rispetto alla versione originale per Nes, infatti, il numero di forme che il soffice amico del protagonista è in grado di assumere è notevolmente aumentato, permettendo di affrontare ogni situazione nel modo più consono al proprio stile di gioco.


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Recensione: Illuminance

21 ott

Le mille bolle…verdi.

Spesso basta appena un’idea, tutt’altro che articolata eppure cromosomicamente vincente, per rendere un videogame tanto geniale quanto indimenticabile. Questo devono aver pensato Pierluca Borsò e Roberto Fera nel concepire il loro Illuminance, puzzle game dalla natura deliberatamente dinamica acquistabile per 79 cent su iTunes.

Nel caso di Illuminance la fonte di ispirazione è quell’istintiva e irrefrenabile passione che costringe gli esseri umani a scoppiare senza pietà le bollicine di un certo tipo di carta da imballaggio: un comportamento infantile e persino inspiegabile, tradotto in game in quello che è il vero e proprio cuore dell’applicazione.

In Illuminance dovrete infatti impegnarvi per scoppiare bollicine a più non posso, mettendo alla prova i vostri riflessi e la vostra coordinazione oculo-manuale. Attenzione però: il vostro compito sarà strettamente selettivo e vi sarà richiesto di indirizzare le sfuriate in punta di polpastrello soltanto a bersagli specifici.


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Recensione: Borderlands

20 ott

Un esperimento ben riuscito…

Il genere degli sparatutto ha bisogno di cose come questa. Gli elementi GdR si sono insinuati in diversi FPS negli anni passati ma in Borderlands ci troviamo di fronte a una vera e propria ibridazione. Non in termini di scelte, trama e conseguenze (prerogativa di S.T.A.L.K.E.R.), ma per i livelli, le statistiche, le abilità, i bottini recuperati e per la possibilità di trafficare con il proprio inventario per ottimizzare le capacità del proprio personaggio. Gearbox afferma di aver creato un role-playing shooter, un RPS , il che vuol dire che vi troverete fra le mani uno sparatutto che ricorda molto… beh, un MMO!

La pietra di paragone che alcuni hanno usato parlando dell’influenza dei GDR in Borderlands è Diablo, ma fino all’uscita del terzo capitolo della storica serie forse è più giusto dire che il titolo 2K mostri molte caratteristiche di uno dei tanti MMO in circolazione.

Questa sensazione è evidente soprattutto nella prima parte del gioco, dove ci si muove continuamente attraverso piccole aree accettando missioni, raccogliendo oggetti di vario genere e uccidendo punk e cani-lucertola mutanti di basso livello.


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Recensione: Kingdom Hearts 358/2 Days

19 ott

Un seguito autoreferenziale…

La saga di Kingdom Hearts è davvero particolare, al punto tale che o la si ama o la si odia visceralmente. Un merito, però, va riconosciuto a questa serie nata dagli sforzi combinati di Square Enix e Disney: è riuscita a far convivere due universi completamente diversi tra loro con risultati eccezionali, sia dal punto di vista creativo che da quello concettuale.

Questa volta la piattaforma dove andare a caccia degli heartless è il Nintendo DS, scelto più per la sua base installata che per il caratteristico pennino.

Il sistema di controllo di Kingdom Hearts 358/2 Days, infatti, non punta affatto sul touch screen e sulla possibilità di interagire direttamente con lo schermo, ma resta ancorato alla classica croce direzionale e ai tasti frontali e dorsali. Si tratta di una scelta di comodo, che ha permesso ai programmatori di realizzare questo nuovo capitolo senza inserire modifiche troppo profonde.


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Recensione: PES 2010: Pro Evolution Soccer

16 ott

Una panchina che continua a scottare…

C’era una volta il pallone, fatto di ideogrammi digitali, di undici nomi titolari da “ribattere” completamente. Un pallone che andava “importato”, perché noi europei non eravamo quasi in grado di capirlo, perché ci hanno sempre spacciati per faciloni e quel calcio da “c’era una volta” ce lo spacciavano quasi come troppo complicato per noi…

Sono parole romantiche le mie, ricordi che si fondono con le primissime partite a quel Winning Eleven giappo, con tanto di Roby Baggio col codino, divina copia digitale del suo essere il dominatore della scena. E l’eco di quelle partite, dapprima solo rimediate nei negozi di importazione, si fece così roboante da portare quella saga sui nostri pad tricolori, con l’automatica cancellazione dell’alter ego occidentale, sempre made in Konami, che scattava sulla fascia parallelo al più celeberrimo FIFA (i primissimi ISS Pro, ve li ricordate?).

Da quel momento in poi tutto il resto è storia ma anche un po’ noia, perché la concorrenza per anni ha continuato a sbagliare tutto, campagna acquisti e rinnovi dirigenziali, proclami e interviste del dopo partita. Konami ha dominato inesorabile, Pro Evo ha dato distanze abissali, ha smontato le velleità di altri concorrenti (compreso il This is Football di Sony). Ma poi?


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Recensione: Aion

16 ott

Da qui all’eternità?

Un antico adagio suole dire “puoi tirar fuori un MMO dalla Corea, ma non puoi tirare fuori la Corea da un MMO”, nel senso che Aion: Tower of Eternity fin dagli inizi è stato sviluppato con un occhio puntato all’Occidente e l’altro a Oriente.

Questa sorta di “strabismo” nel design ha prodotto un gioco massivo prepotentemente tradizionale nel suo svolgimento: grind, grind, grind e ancora un po’ di grind. A suo vantaggio però possiamo dire che lo fa bene, toccando cioè lo stato dell’arte del grind, ma NCsoft in questo campo è difficilmente battibile.

La matrice coreana del massive in questione si percepisce fin dalle prime battute, con un accento fortissimo posto sul character design: sarà infatti possibile caratterizzare i personaggi in modo pressoché infinito, grazie a un potente editor che mette moltissimi settaggi a disposizione.


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Recensione: Mario & Luigi: Viaggio al centro di Bowser

15 ott

Un trio sfavillante.

Un devastante virus minaccia gli abitanti del Regno dei Funghi. Dietro a tutto questo però non c’è la lurida zampaccia di Bowser, bensì è tutta colpa di Fawful, uno dei più divertenti e folli nemici di Mario (nonché una vecchia conoscenza per gli amanti della serie), che qui ritorna ancora una volta con il solo proposito di far danni. La trama di Mario & Luigi RPG 3 si riconferma, al pari degli episodi precedenti, una miscela incredibile di gag deliranti e paradossale umorismo, ma ciò che è interessante è la collaborazione forzata tra i due eroi e l’arcinemico per eccellenza, quel Bowser che che si troverà finalmente in un vero ruolo da protagonista.

Grazie ad un trovata tanto semplice quanto geniale, Mario e Luigi si troveranno catapultanti all’interno di Bowser, le cui interiora nascondono molte più sorprese di quanto fosse lecito aspettarsi. In relazione a tale stratagemma narrativo, storia e gameplay si dipaneranno tra le avventure dei due fratelli e la furia incontrollabile di Bowser, che non esiterà a mettere a ferro e fuoco l’intero Regno contando unicamente sulla sua forza bruta.

Abbiamo quindi il coraggioso Mario, un Luigi fifone più che mai ma ugualmente valoroso nel seguire il fratello e un Bowser che tra un ruggito e l’altro saprà dimostrare quel briciolo di umanità così sapientemente nascosta. L’intera storia risulta pertanto essere un susseguirsi di folli dialoghi e ragionamenti al limite dell’assurdo, dimostrando per l’ennesima volta che adottare una sceneggiatura “leggera” non significa votarsi irrimediabilmente a banalità e stereotipi di sorta. La storia, nella sua dichiarata essenza nintendosa, risce a divertire e a strappare sorrisi sinceri in più di un’occasione.


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