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Anteprima e Trailer Super Mario Galaxy 2

25 feb

Stà finalmente arrivando Super Mario Galaxy 2:

Tra le novità troviamo la possibilità di cavalcare il dinosauro Yoshi,nuove stelle e nuovi mondi di gioco.

Quando si è su Yoshi,sarà possibile usare la lingua per catturare la frutta o altri bonus,come succedeva in Super Mario Sunshine.

Recensione: Supreme Commander 2

25 feb

Il futuro guarda nel passato…

Ci sono nomi nel panorama videoludico che da soli sono in grado di evocare i sogni e i desideri di schiere di appassionati, personaggi che grazie alle loro intuizioni geniali sono praticamente diventati sinonimo di un genere: Geoff Crammond per i giochi di guida, Ron Gilbert per le avventure grafiche e Sid Meier per i simulatori di vita, sono alcuni fulgidi esempi di artisti entrati nell’immaginario collettivo grazie al loro immenso talento.

All’interno di questa ipotetica “Hall of Fame” non può ovviamente mancare Chris Taylor, una delle maggiori menti per quanto riguarda la strategia in tempo reale in ambito PC: a partire dal suo mai abbastanza apprezzato Total Annihilation e proseguendo con gli originali ibridi della serie Dungeon Siege, il talentuoso canadese ha dato vita infatti ad alcune delle maggiori opere nel settore, titoli che quando videro la luce sul mercato divennero in maniera quasi istantanea dei punti di riferimento.

Quando allora oltre tre anni fa venne annunciato al mondo che presto la sua opera prima avrebbe avuto un seguito spirituale, la trepidazione e l’attesa dei fan raggiunsero ben presto vette da capogiro.


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Recensione: White Knight Chronicles: International Edition

24 feb

C’era una volta un “candido” cavaliere…

Negli anni recenti, le distinzioni che una volta separavano i generi videoludici sono andate inesorabilmente sfumando. Mass Effect 2 è un GdR o uno shooter in terza persona? Ed Heavy Rain? Avventura punta e clicca o un thriller basato sui QTE? Serie di successo come BioShock e Uncharted hanno ampliato i propri orizzonti prendendo in prestito idee e metodologie che esulano dal genere di riferimento, mentre prodotti come WarioWare o RetroGame Challenge si riducono a princìpi basilari ed essenziali. I generi si contaminano e si arricchiscono l’un l’altro, rendendo obsoleti i termini con cui si classificavano un tempo i videogiochi.

Nel caso di White Knight Chronicles, la fusione tra un tradizionale JPRG single-player e una leggera componente multiplayer tipica dei MMO è qualcosa di imbarazzante. I primi venti minuti di gioco li spenderete nella creazione di un avatar che avrà comunque un ruolo secondario all’interno della storia principale, per poi essere utilizzato per le side-quest in modalità multigiocatore.

Chiaramente, dinnanzi a un gioco di ruolo è lecito aspettarsi il controllo di più personaggi, ma il distacco tra l’avatar che avrete creato all’inizio e l’eroe principale dell’avventura è davvero troppo stridente per per non destare un minimo di fastidio. L’approccio migliore è pertanto quello di considerare l’intero gioco come suddiviso in due parti differenti, nonostante il fatto che armi, competenze e abilità del vostro personaggio possano essere condivise tra le due modalità e che gli obiettivi acquisiti in una di esse possano avere eguale rilevanza nell’altra.


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Recensione: Need for Speed Shift: Pacchetto Ferrari Racing

24 feb

Electronic Arts torna a Maranello.

Ah, i DLC, gioie e dolori dei videogiocatori moderni!

Encomiabili strumenti per tenere il proprio prodotto aggiornato o disdicevoli mezzi usati dai publisher per mungerci sempre più soldi? Rivoluzione digitale che ci permette di liberarci del fardello degli scatolati a un prezzo per giunta ridotto o involuzione commerciale che incoraggia gli sviluppatori a rilasciare giochi incompleti da ultimare in un secondo momento, facendoci pagare a parte ciò sarebbe dovuto essere incluso all’origine?

In questi ultimi anni se ne sono sentite di tutti i colori, com’è anche giusto che sia di fronte a situazioni tra loro disparate: un conto infatti è un DLC quale La Battaglia di Forlì di Ubisoft, che non abbiamo mancato di criticare su queste pagine, un altro invece un add-on per un gioco di corse che offre una manciata di macchine e qualche competizione in più, senza però andare a menomare l’impianto del gioco.


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Recensione: Sonic & SEGA All-Star Racing

23 feb

Una copia ben fatta.

Parlare di questo titolo SEGA senza citare Mario Kart di Nintendo sarebbe impossibile. Ogni singolo elemento di questo gioco di corse arcade deriva da quanto è già stato visto, provato e apprezzato nelle frenetiche gare già vissute su Super Nintendo, Nintendo 64, GBA, DS e Wii (sì, ho volutamente omesso il GameCube). Questo è forse un male? Considerando che stiamo parlando di un genere in cui il carattere è più importante dell’innovazione, direi proprio di no.

Senza volersi impegnare più di tanto per proporre qualcosa di nuovo, SEGA ha osservato attentamente Mario Kart e ne ha realizzata una copia carbone, dove le uniche differenze sono rappresentate dai giochi di provenienza di macchine, circuiti e personaggi, e dalla presenza delle Missioni in perfetto stile OutRun 2.

Come da programma, quindi, ci troviamo di fronte a un gioco di corse arcade senza novità degne di nota, caratterizzato da un modello di guida semplice e intuitivo e dalla possibilità di fare affidamento su una vasta gamma di oggetti da sfruttare a proprio vantaggio.


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Recensione: Plants Vs Zombies

23 feb

PopCap colpisce ancora…

Cosa succederebbe se l’industria dei videogiochi si presentasse ai nostri occhi come una grandissima festa? Immaginate la scena. All’ingresso ci sono Blizzard e Activision, che ci guardano dall’alto verso il basso. Poi, una volta dentro, ecco Microsoft e Sony che cercano di attirare l’attenzione degli altri ospiti. Stanno parlando di macchine, di quale sia la migliore sul mercato, mentre Nintendo osserva in silenzio, gettando un’occhiata al di là del vetro di una finestra, per rassicurarsi che nessuno si avvicini troppo alla sua Bugatti Veyron.

In cucina, EA e THQ sembrano stizzite dal comportamento di Blizzard, mentre Ubisoft fuma un’altra sigaretta, e cerca di darsi un tono parlando di arte.

Poi, c’è qualcuno che rimane quasi in disparte. Ma non perché non sia all’altezza del vestiario tirato a lucido. C’è troppo rumore, tutto qua, e PopCap Games preferisce osservare con relativa calma ciò che succede intorno…


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Recensione: Way of the Samurai 3

22 feb

Aquire ci prova ancora.

Il franchise di Way of the Samurai, rilasciato per la prima volta su PlayStation 2 nell’ormai lontano 2002, si è sempre distinto grazie a un concept di base molto particolare, volto a dare ai giocatori la massima libertà decisionale per tutto il corso dell’avventura. Come ampiamente dimostrato dai primi due capitoli della serie, le buone idee non bastano però per fare un capolavoro, e alla luce di questo è dunque lecito chiedersi: Aquire avrà imparato la lezione arricchendo il suo affascinante concept con una struttura “di contorno” all’altezza delle aspettative?

Way of the Samurai 3, primo titolo next-gen della compagnia nipponica, propone un concept pressoché identico ai suoi predecessori, e ciò vuol dire che come da tradizione avremo la possibilità di modellare la realtà di gioco, e dunque la nostra esperienza ludica, nella maniera ritenuta più opportuna. Bene o male? Rettitudine o immoralità? La scelta sarà soltanto nostra.

L’avventura, ambientata nel Giappone feudale, più precisamente durante il periodo Sengoku, ci vede impersonare un samurai senza nome (personalizzabile attraverso pochi, semplici parametri estetici) con cui potremo confrontarci con tre diversi clan, tutti intenzionati a salire al potere.


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Recensione: The Misadventures of P. B. Winterbottom

22 feb

Una torta cerebrale.

Salti precisi, uno strambo level design e un meccanismo con cui controllare il tempo come variante piuttosto affascinante. Tutti elementi che fanno di The Misadventures of P. B. Winterbottom uno dei giochi più intelligenti e originali degli ultimi tempi.

Sarà per la sua colonna sonora, a metà tra il suono di una sinistra fisarmonica e la dolce melodia di un piano che di solito accompagna le scene di uomini con indosso alti cappelli mentre discutono con le proprie donne lungo i binari di una ferrovia. O forse per quella visuale sgranata e da cinema di altri tempi, che per un istante richiama alla mente Edward Gorey ma subito dopo anche la cupezza di un Dark City.

In Winterbottom c’è molto di più da scoprire rispetto alla media di un titolo XBLA. I livelli di gioco si muovono tra mistici scenari vittoriani con travi, serbatoi e orologi con tanto di meccanismi in superficie. Le stelle scintillano in cielo, mentre le animazioni del protagonista mettono in risalto tutta la sua splendida andatura e i superbi movimenti del suo ombrello.


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Recensione: Napoleon: Total War

19 feb

L’orgoglio di un generale.

Erano anni che attendevamo questo momento, fin da quando i ragazzi di Creative ci solleticarono chiedendoci di impersonare un mitico Shogun. Certo le divagazioni con gladiatori e circensi oppure con dame e cavalieri sono stati piacevoli diversivi, un giusto viatico per forgiare mente e cuore all’impresa che ci attendeva. Ma la sete di strategia non si era placata.

Sì, il tempo dei grandi imperi ha avuto il suo fascino, un’epoca di intrighi, diplomazia e fine tattica, dove le guerre erano pretesti per portare avanti i propri interessi e dove finalmente ci era stata data la possibilità di combattere anche fra le acque impetuose. Ma noi volevamo Lui.

Abbiamo sempre e solo voluto Lui, con le sue battaglie, con la sua aura di invincibilità, con il suo essere al di là del tempo e dello spazio, una figura ammantata di leggenda in grado di segnare con il suo nome un’epoca. Lui, il solo e mitico Napoleone.


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Recensione: Resident Evil 5: Lost in Nightmares

19 feb

Capcom inverte la rotta.

Dopo un quinto capitolo maledettamente deludente e un primo DLC ancora peggiore, le nostre aspettative circa Lost Nightmares non erano propriamente elevate. Eppure, a distanza di quasi un anno dall’uscita del gioco, Capcom ha finalmente fatto ammenda dei propri errori in un brand che sembrava aver perso la propria identità.

L’add-on in questione aggiunge non solo un intero capitolo alla trama, ma anche nuovi personaggi giocabili e la modalità “Mercenaries Renunion”, che da sola potrebbe valere il prezzo del biglietto.

Lost in Nightmares è ambientato nel 2006, e prende spunto dal flashback che avviene a metà dell’avventura principale. Eviteremo di approfondire onde evitare spoiler a chi non ha ancora avuto modo di giocare il titolo Capcom, ma sappiate che coprirà alcuni retroscena davvero interessanti sulla intricatissima e oscura trama della serie. Proprio per questo motivo, i fan storici della serie potrebbero trovare il tutto molto più familiare rispetto allo stesso Resident Evil 5.


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