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Recensione: Endless Ocean 2: Adventures of the Deep

3 feb

Nel blu, dipinto di blu…

È un periodo particolare della mia vita: il matrimonio si avvicina, tante cose si stanno accavallando nel giro di pochi mesi e lo stress del “devo fare questo e quello” sta diventando una costante tanto al risveglio quanto al momento in cui posso coricarmi la notte nel mio comodo lettino e chiudere le palpebre. Niente di meglio quindi che sognare a occhi aperti l’agognato viaggio di nozze, con le sue palme, le sue spiagge e tutti i vari ammennicoli che decenni di pubblicità progresso hanno materializzato come la meta ideale per ogni vacanza e cura perfetta per qualsiasi tipo di ansia.

Nell’attesa del fatidico evento, Nintendo ha però ben pensato di venire incontro alle mie esigenze, portando sui monitor dei pacifici possessori della Wii il secondo episodio di uno dei migliori non videogiochi esistenti sul mercato, così che mi sia possibile rilassarmi semplicemente seduto sul mio divano, dandomi spensieratamente allo snorkeling fra le mura domestiche.

Chi ha già avuto modo di imbattersi nel titolo originale sa già cosa aspettarsi: numerose avventure a cavallo delle onde, alla scoperta dei segreti celati nel regno del dio Nettuno, imbracciando una “temibile” macchina fotografica e un “portentoso” scaccia pesci. Se quindi siete la tipologia di giocatore medio che vive unicamente per veder versare sangue i propri nemici, probabilmente siete un po’ fuori strada come tipologia di gioco. Se invece cercate un modo di giocare alternativo o semplicemente ritenete che aumentare il proprio karma sia una pratica da perseguire a ogni costo, avete trovato il vostro vitello d’oro.


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Anteprima: No More Heroes 2: Desperate Struggle

2 feb

Travis Touchdown torna in azione.

Per molti possessori di Wii, No More Heroes è stata una vera delusione. Chi ha amato Killer 7 o chi ha apprezzato Flower, Sun & Rain, al di là di tutti i difetti probabilmente sarà rimasto insoddisfatto dalla prima avventura di Travis & Co. su Wii. Killer 7 era per certi versi un gioco fantastico. Non un capolavoro universalmente riconosciuto, ma il suo fascino andava al di là di ogni considerazione sui controlli o su una trama talmente intricata da risultare priva di significati.

Con No More Heroes era necessaria una buona dose di pazienza per passare oltre la ripetitività di un gioco che troppo spesso mancava l’appuntamento con l’obiettivo fondamentale di un videogioco: divertire. Certo, c’erano alcune trovate originali, come le telefonate della focosa Sylvia Christel da ascoltare appoggiando all’orecchio il WiiMote. Inoltre tornava prepotentemente quell’immaginario nonsense disseminato nel sopra citato Killer 7, ma soprattutto, era un gioco di Suda 51, e questo in teoria poteva bastare per ogni appassionato delle creazioni del game designer giapponese.

No More Heroes faceva il verso a elementi tratti dalle produzioni cinematografiche di Quentin Tarantino, un altro personaggio creativo che ama mescolare pericolosamente nelle sue creature nonsense, violenza e situazioni “cool” in egual misura. Il titolo Grasshopper Manufacture forniva costanti richiami agli arcade vecchia scuola che costituivano motivo sufficiente di godimento ludico per tutti gli appassionati di retrogaming.


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Recensione: S.T.A.L.K.E.R. Call of Pripyat

2 feb

Dove osano gli Stalker.

Chernobyl, Ucraina, 1986. Alle ore 1:23 del 26 aprile il reattore numero 4 della centrale nucleare Lenin esplode, causando la dispersione nell’atmosfera di ingenti quantità di materiali radioattivi. In pochi istanti il nome Chernobyl diventa sinonimo di catastrofe, monito per una civiltà attratta dal nucleare e cicatrice insanabile nell’animo di chi ha visto improvvisamente diventare ostili i luoghi della propria infanzia.

E allora non è un caso se è stata proprio una software house ucraina, GSC Games World, ad aver dato vita a uno degli universi distopici più affascinanti in ambito digitale, un universo virtuale che verte intorno al concetto di ‘unheimlich’, quel perturbante che attrae e repelle in egual misura.

La serie S.T.A.L.K.E.R. fa leva sul concetto di ostilità e in un genere sovraffollato come quello degli FPS, dove la tendenza è semplificare l’interazione, sceglie una strada differente e lo fa riducendo al minimo i compromessi, proponendo una serie ambiziosa e sotto diversi aspetti sofisticata; una serie che combina un’intelaiatura da FPS improntato al realismo con qualche elemento ruolistico e che integra sequenze scriptate in un contesto open world; una serie soprattutto che riesce a immergere il giocatore in una costante, palpabile atmosfera di tensione.


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Recensione: Final Fantasy Crystal Chronicles: The Crystal Bearers

1 feb

Un’occasione mancata.

Sono passati oltre quattro anni dal giorno in cui Square Enix annunciò per la prima volta Final Fantasy Crystal Chronicles: Crystal Bearers ma ora, dopo numerosi imprevisti, l’ultimo capitolo della serie è finalmente nelle nostre mani, pronto per essere analizzato e sviscerato nei minimi dettagli. A fronte di una tale attesa molti di voi si staranno senz’altro facendo la stessa domanda: un processo di sviluppo così prolungato avrà dato i suoi frutti?

La storia, ambientata mille anni dopo gli eventi del primissimo capitolo della serie, ci mette nei panni di Layle, giovane crystal bearer costretto a tirare avanti lavorando come mercenario in un mondo che ha ormai ripudiato tutti coloro che posseggono i suoi stessi poteri. Il pianeta è infatti mutato notevolmente e i cosiddetti crystal bearer, gli unici in grado di sfruttare la magia, si trovano a vivere ai margini della società.

In questa triste realtà Layle sarà costretto ad affrontare innumerevoli pericoli ed altrettanti nemici, in un’avventura che lo vedrà al centro di sorprendenti intrighi e svariati colpi di scena, nel tentativo di difendere non solo se stesso ma anche l’intera “razza” dei crystal bearer.


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Recensione: Twin Blades

31 gen

Il Muramasa dell’iPhone?

Solitamente non amo usare la classica formula caratteristica delle recensioni, ovvero “il gioco X (generalmente esclusiva della piattaforma Y) della console Z”. Non mi leggerete insomma scrivere cose come “lo Zelda di PlayStation 3″ o “l’Halo del Wii”, eppure il caso specifico è la proverbiale eccezione che conferma la regola.

Perché Twin Blades è davvero il Muramasa dell’iPhone. L’opera prima dei francesi di Press Start Studio ricorda infatti realmente da vicino le caratteristiche dell’action-RPG Vanillaware: stessa enfasi sulla realizzazione tecnica eccellente, stessa componente RPG (seppur sviluppata in maniera ovviamente diversa dall’arsenale di spade di Kisuke e Momohime!), stessa linearità di fondo.

Ma andiamo con ordine: nei panni di una giovane suora dall’aspetto un po’ manga (che gli sviluppatori siano, come il sottoscritto, lettori di quell’invereconda trashata di Tetragrammaton Labyrinth? Verrebbe da pensare di sì…) dovrete fronteggiare la più classica delle invasioni di zombie, affettando non-morti come se non ci fosse un domani con la vostra fidata falce (!?!).


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Recensione: N.O.V.A.

30 gen

Copiando s’impara?

Diciamocelo francamente e senza mezzi termini: nel giudicare e recensire un prodotto come N.O.V.A. ci si trova dinnanzi a problematiche che vanno al di là del gioco stesso, per sfociare in questioni di natura squisitamente filosofica.

Sino a che punto è possibile seguire la strada tracciata con successo da altri senza arrivare apertamente al plagio? Dove finisce l’ispirazione/citazione/omaggio e dove inizia la copia senza ritegno? È giusto prendere un bel voto scopiazzando?

Non pensiate che le mie siano sterili pippone accademiche del tutto fini a se stesse: non è mia intenzione sostituirmi all’esimio Bittanti e non mi va certo di indossare gli improvvisati panni del Marzullo dell’entertainment elettronico, eppure il discorso è tremendamente serio.


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Recensione: Xbox 360 Indie Roundup

29 gen

Sviluppatori alle prime armi? Nient’affatto!

Il canale Xbox Live dedicato ai cosiddetti “Indie Games”, ovvero ai titoli creati da sviluppatori indipendenti, ha ormai superato il suo primo anno di età e attualmente comprende oltre 700 titoli di ogni genere e tipologia, ma sebbene ci piacerebbe parlare di 700 capolavori assoluti, la realtà è che la situazione è alquanto altalenante.

Ciò non vuole però dire che sia impossibile trovare piccole gemme in grado di stupire e affascinare tanto quanto alcuni prodotti più “onerosi”, e proprio per questo motivo abbiamo deciso di proporvi quelli che, secondo noi, si sono distinti maggiormente nel corso degli ultimi mesi. Pronti per un viaggio nelle profondità dello sviluppo indipendente? Si parte!

A fronte della sua particolare struttura, a metà tra un tower defence e un frenetico sparatutto, Abaddon è senza dubbio uno dei prodotti più ambiziosi tra quelli presenti nel catalogo Indie. L’obiettivo principale è quello di proteggere la navetta madre, l’Abaddon per l’appunto, guidandola attraverso uno dei tanti livelli presenti ed eliminando nel frattempo qualsiasi potenziale minaccia. Ogni nemico abbattuto lascia dietro di sé gocce di plasma verde, una sostanza che rappresenta la valuta del gioco e tramite la quale è dunque possibile potenziare o riparare la stessa Abaddon. Le modalità sono in tutto quattro e vanno dalla sopravvivenza a oltranza fino a una variante di gioco in cui è necessario intercettare le navette da trasporto nemiche.


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Recensione: Wings of Prey

29 gen

Sulle ali del vento…

C’è stato un tempo in cui eroe era sinonimo di pilota d’aereo e dove il vento fra i capelli era la promessa di una futura battaglia fra i cieli dell’Europa. Era l’epoca dei Baroni Rossi, della gloriosa RAF e delle temibili pattuglie tedesche. Lì non si poteva mentire: o la morte, o la vita, tutto in una frazione di secondo e in una virata sbagliata.

Negli anni, complice una sequela di titoli che mi hanno portato in lungo e in largo su diversi campi di battaglia, ho poi sviluppato una sorta di “mito dell’epoca”, capace di relegarmi davanti al divano ogni qualvolta passano filmati in bianco e nero di quei decenni così lontani ma sempre così vicini.
Potete immaginare quindi come mi sia sentito davvero baciato dal sole (il buon Silvestri temo inizi seriamente ad avere doti di preveggenza)(magari! ndSS), quando mi è capitata sotto mano la recensione di Wings of Prey, nuova fatica di Gaijin Entertainment che promette di riportarvi in sella agli aerei della seconda guerra mondiale.

È necessario, a onore di cronaca, avvisare in apertura che non si tratta di un prodotto prettamente originale ma di una sorta di conversione di Il-2: Birds of Prey, un gioco uscito su console oramai da qualche mese. Già da questo potete immaginare che il taglio del gioco sia decisamente più orientato a una riproduzione arcade del mezzo piuttosto che ad una meticolosa ricostruzione di leve e manicotti, senza però che questo infici in maniera sensibile il grado di divertimento che è possibile raggiungere.


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Recensione: Assassin’s Creed II: La Battaglia di Forlì

27 gen

Un vizio di forma che rovina la sostanza.

Come si fa a recensire un contenuto scaricabile palesemente ricavato tagliando un importante pezzo di gioco, per venderlo solo in seguito? Ci si dovrebbe avvicinare con aria critica, condannando il comportamento di Ubisoft, oppure analizzare semplicemente le qualità della “missione aggiuntiva”?

Un conto è trovarsi di fronte ai DLC di Borderlands, per fare un esempio, esperienze chiuse che non hanno nulla che che vedere con il gioco principale, ma nel caso di Assassin’s Creed II si parla di vere e proprie sequenze della storia, tagliate per far uscire il gioco nei tempi stabiliti. Se si fosse trattato di parti ininfluenti dell’avventura di Ezio, non ci saremmo nemmeno ritrovati a fare questo ragionamento, ma in questo caso la situazione è indubbiamente diversa.

Giocando questo DLC, infatti, è evidente quanto il taglio della Sequenza 12 abbia pesato sul gioco originale, trasformando la città di Forlì in un semplice territorio di passaggio dove cercare unicamente i glifi, le piume e le pagine del codice. Se La Battaglia di Forlì fosse stata inserita fin da subito nel gioco, invece, la città in questione avrebbe offerto molto di più, occupando un posto sicuramente più importante nell’economia di Assassin’s Creed II.


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Recensione: Mass Effect 2

26 gen

Capolavoro annunciato.

Eccoci di nuovo qui, come l’ultima volta, a commentare finalmente la release di uno dei titoli più attesi dell’anno e uno dei più seri candidati per la palma di GOTY anche se questo 2010 è appena iniziato. Dopo il mastodontico Dragon Age, la premiata ditta Electronic Arts/BioWare (miglior publisher e miglior developer del 2009 secondo Eurogamer), torna a scaffale con un prodotto impossibile da definire semplicemente come “gioco”.

Mass Effect 2, sequel del capolavoro uscito nell’ormai lontano 2007, è sicuramente un’esperienza a 360° che ridefinisce una serie di standard per quel che riguarda il nostro mondo e per un genere, quello degli RPG, mai arrivato probabilmente a picchi così elevati di profondità, completezza, coinvolgimento e, ovviamente, divertimento.

Grazie al sapiente mix di azione, strategia ed esplorazione, incorniciato in un setting maestoso raccontato con magistrale regia dal team, Mass Effect 2 potrebbe tranquillamente essere definito il Guerre Stellari di questa generazione, veicolato da un medium che ad oggi, purtroppo, non sta ancora al grande pubblico come il cinema all’epoca del galattico esordio di Lucas ma che è diventato indubbiamente più trasversale rispetto al passato e che apre la strada a un futuro crossmediale dalle infinite potenzialità.


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