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Recensione: Borderlands: The Secret Armory of General Knoxx

3 mar

Mech e sexy assassine per il nuovo DLC di Borderlands!

Borderlands è stata una delle sorprese più piacevoli del 2009. Non che le meccaniche di gioco fossero particolarmente innovative ma l’insieme di stile, giocabilità e ironia ha dato vita di fatto a uno degli FPS più assuefacenti degli ultimi mesi, in particolare in modalità cooperativa.

A veder bene si tratta di uno shooter che insiste in maniera quasi perversa su livellamento e collezione di oggetti, puntando senza mezze misure sulla quantità. Eppure, nonostante la ripetitività di fondo, molti probabilmente avranno già sperimentato come, anche dopo decine di ore trascorse a Pandora, Borderlands continui a esercitare un richiamo a tratti irresistibile.

Con Borderlands, Gearbox ha, per stessa ammissione del CEO Randy Pitchford, fatto breccia nel cuore dei giocatori, realizzando un brand capace di catalizzare l’attenzione del mercato, e i circa 2 milioni di copie vendute confermati da Take-Two lo scorso dicembre stanno effettivamente a dimostrare questo.


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Recensione: Battlefield: Bad Company 2

2 mar

Electronic Arts e il senso del dovere.

A volte noi giocatori ci stanchiamo di salvare la patria. Olocausti nucleari, fosse comuni, dittatori, stragi all’aeroporto e conti alla rovescia. E ancora alieni verdi, rossi, blu, sempre pronti a mettere a repentaglio l’esistenza della nostra specie. A volte ci stanchiamo di tutti questi cliché e tutto quello di cui sentiamo il bisogno è un pizzico di ironia. Magari di una granata con uno smile.

Con questa certezza si proponeva due anni fa il primo Bad Company, shooter che combinava l’esperienza di DICE nel genere FPS con uno spirito divertito e dissacrante. In occasione del debutto di questa variante ironica di Battlefield, la campagna per giocatore singolo era per molti versi acerba, presentava alcune scelte di design discutibili ma soprattutto dava la sensazione di essere stata concepita più che altro come un addestramento per il multiplayer.

Electronic Arts ha già dimostrato in questa generazione di giochi di saper fare tesoro delle critiche, così non giunge come una sorpresa lo stravolgimento della campagna di Bad Company 2 rispetto al predecessore. Fin dai primi istanti di gioco è evidente la volontà di DICE di affinare narrativa e sceneggiatura, sfruttando allo stesso tempo un gameplay rodato che vive dell’adrenalina scatenata dalla pura distruzione. Ecco però che ancora una volta le ambizioni cinematografiche degli sviluppatori ci porteranno a… dover salvare la patria.


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Recensione: FIFA 10: Ultimate Team

2 mar

Il bello delle figurine…senza l’album!

Diciamocela tutta: EA Sports non ha fatto un particolare sforzo di inventiva proponendo il franchise “Ultimate Team”; chiunque possa definirsi italiano ha infatti sicuramente nel suo bagaglio di ricordi diversi pomeriggi passati con le figurine dei propri campioni, intento a formare il team ideale con cui vantarsi con gli amichetti di scuola.

Crescendo poi si passa naturalmente ad altre fantasie e così ecco fare capolino il fantacalcio, diabolico orpello a causa del quale si arriva addirittura a tifare contro la propria squadra del cuore, nella speranza che l’attaccante della nostra rosa metta a segno un importante + 3.

Quando l’anno scorso venne quindi presentato Fifa 09 Ultimate Team, una sorta di incrocio fra queste due realtà, il sospetto che qualcuno fra i vertici del publisher americano avesse semplicemente avuto la vista lunga era più che lecito, perlomeno facendo riferimento al mercato europeo e ai costumi che vivono attraverso lo sport del calcio.


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Recensione: Xbox Indie Games Roundup 2

28 feb

Le ultime novità della scena indipendente su Xbox 360.

I kit di sviluppo XNA messi a disposizione da Microsoft continuano a generare interesse e, soprattutto, giochi a scadenza più o meno regolare. Parliamo di titoli in formato digitale venduti a un prezzo irrisorio che, tra concept basilari e rimaneggiamenti di vecchi classici, riescono ancora a offrire esperienze valide e meritevoli di essere seguite sulle nostre pagine.

L’effetto nostalgia è certamente presente, ed è in gran parte su tale sentimento che si basa l’appeal di questi prodotti, eppure risulta in qualche modo straniante vedere quei pixel “formato famiglia” sui nostri televisori full-HD.

Questa settimana vi proponiamo ben cinque titoli, tutti molto diversi tra loro e disponili a un prezzo che varia dagli 80 ai 240 Punti Microsoft. Si comincia!


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Recensione: Broken Sword: Il Segreto dei Templari The Director’s Cut

26 feb

Dan Brown chi?

Era facilmente prevedibile e infatti quel che ci si attendeva si è puntualmente verificato. Lo storico precedente di Grand Theft Auto: Chinatown Wars si è insomma ripetuto ad appena qualche settimana di distanza, e ancora una volta l’App Store si è ritrovato a dare uno scossone al sistema con una proposta genuinamente disruttiva: offrire una conversione (per giunta impeccabile) di un videogame “canonico” a un prezzo semplicemente impensabile altrove.

Nello specifico il piatto è ricchissimo: 2.99 Euro (meno di un decimo del costo della versione DS!!!) per Broken Sword: Il Segreto dei Templari, indimenticato classico del 1996 capace non soltanto di dare il via a una fortunatissima saga ma addirittura di segnare in maniera indelebile un intero genere.

A dispetto della considerevole età la creatura di Revolution Software si dimostra, oggi come ieri, in forma a dir poco smagliante: gli anni non sembrano proprio essere trascorsi per questa elegante avventura oldschool, e grazie ai personaggi memorabili, agli enigmi stimolanti e alla storia entusiasmante (con cospirazioni medievaleggianti da far schiattare di invidia i vari Dan Brown e Assassin’s Creed!), il fascino del titolo può dirsi assolutamente immutato.


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Recensione: Supreme Commander 2

25 feb

Il futuro guarda nel passato…

Ci sono nomi nel panorama videoludico che da soli sono in grado di evocare i sogni e i desideri di schiere di appassionati, personaggi che grazie alle loro intuizioni geniali sono praticamente diventati sinonimo di un genere: Geoff Crammond per i giochi di guida, Ron Gilbert per le avventure grafiche e Sid Meier per i simulatori di vita, sono alcuni fulgidi esempi di artisti entrati nell’immaginario collettivo grazie al loro immenso talento.

All’interno di questa ipotetica “Hall of Fame” non può ovviamente mancare Chris Taylor, una delle maggiori menti per quanto riguarda la strategia in tempo reale in ambito PC: a partire dal suo mai abbastanza apprezzato Total Annihilation e proseguendo con gli originali ibridi della serie Dungeon Siege, il talentuoso canadese ha dato vita infatti ad alcune delle maggiori opere nel settore, titoli che quando videro la luce sul mercato divennero in maniera quasi istantanea dei punti di riferimento.

Quando allora oltre tre anni fa venne annunciato al mondo che presto la sua opera prima avrebbe avuto un seguito spirituale, la trepidazione e l’attesa dei fan raggiunsero ben presto vette da capogiro.


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Recensione: White Knight Chronicles: International Edition

24 feb

C’era una volta un “candido” cavaliere…

Negli anni recenti, le distinzioni che una volta separavano i generi videoludici sono andate inesorabilmente sfumando. Mass Effect 2 è un GdR o uno shooter in terza persona? Ed Heavy Rain? Avventura punta e clicca o un thriller basato sui QTE? Serie di successo come BioShock e Uncharted hanno ampliato i propri orizzonti prendendo in prestito idee e metodologie che esulano dal genere di riferimento, mentre prodotti come WarioWare o RetroGame Challenge si riducono a princìpi basilari ed essenziali. I generi si contaminano e si arricchiscono l’un l’altro, rendendo obsoleti i termini con cui si classificavano un tempo i videogiochi.

Nel caso di White Knight Chronicles, la fusione tra un tradizionale JPRG single-player e una leggera componente multiplayer tipica dei MMO è qualcosa di imbarazzante. I primi venti minuti di gioco li spenderete nella creazione di un avatar che avrà comunque un ruolo secondario all’interno della storia principale, per poi essere utilizzato per le side-quest in modalità multigiocatore.

Chiaramente, dinnanzi a un gioco di ruolo è lecito aspettarsi il controllo di più personaggi, ma il distacco tra l’avatar che avrete creato all’inizio e l’eroe principale dell’avventura è davvero troppo stridente per per non destare un minimo di fastidio. L’approccio migliore è pertanto quello di considerare l’intero gioco come suddiviso in due parti differenti, nonostante il fatto che armi, competenze e abilità del vostro personaggio possano essere condivise tra le due modalità e che gli obiettivi acquisiti in una di esse possano avere eguale rilevanza nell’altra.


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Recensione: Need for Speed Shift: Pacchetto Ferrari Racing

24 feb

Electronic Arts torna a Maranello.

Ah, i DLC, gioie e dolori dei videogiocatori moderni!

Encomiabili strumenti per tenere il proprio prodotto aggiornato o disdicevoli mezzi usati dai publisher per mungerci sempre più soldi? Rivoluzione digitale che ci permette di liberarci del fardello degli scatolati a un prezzo per giunta ridotto o involuzione commerciale che incoraggia gli sviluppatori a rilasciare giochi incompleti da ultimare in un secondo momento, facendoci pagare a parte ciò sarebbe dovuto essere incluso all’origine?

In questi ultimi anni se ne sono sentite di tutti i colori, com’è anche giusto che sia di fronte a situazioni tra loro disparate: un conto infatti è un DLC quale La Battaglia di Forlì di Ubisoft, che non abbiamo mancato di criticare su queste pagine, un altro invece un add-on per un gioco di corse che offre una manciata di macchine e qualche competizione in più, senza però andare a menomare l’impianto del gioco.


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Recensione: Sonic & SEGA All-Star Racing

23 feb

Una copia ben fatta.

Parlare di questo titolo SEGA senza citare Mario Kart di Nintendo sarebbe impossibile. Ogni singolo elemento di questo gioco di corse arcade deriva da quanto è già stato visto, provato e apprezzato nelle frenetiche gare già vissute su Super Nintendo, Nintendo 64, GBA, DS e Wii (sì, ho volutamente omesso il GameCube). Questo è forse un male? Considerando che stiamo parlando di un genere in cui il carattere è più importante dell’innovazione, direi proprio di no.

Senza volersi impegnare più di tanto per proporre qualcosa di nuovo, SEGA ha osservato attentamente Mario Kart e ne ha realizzata una copia carbone, dove le uniche differenze sono rappresentate dai giochi di provenienza di macchine, circuiti e personaggi, e dalla presenza delle Missioni in perfetto stile OutRun 2.

Come da programma, quindi, ci troviamo di fronte a un gioco di corse arcade senza novità degne di nota, caratterizzato da un modello di guida semplice e intuitivo e dalla possibilità di fare affidamento su una vasta gamma di oggetti da sfruttare a proprio vantaggio.


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Recensione: Plants Vs Zombies

23 feb

PopCap colpisce ancora…

Cosa succederebbe se l’industria dei videogiochi si presentasse ai nostri occhi come una grandissima festa? Immaginate la scena. All’ingresso ci sono Blizzard e Activision, che ci guardano dall’alto verso il basso. Poi, una volta dentro, ecco Microsoft e Sony che cercano di attirare l’attenzione degli altri ospiti. Stanno parlando di macchine, di quale sia la migliore sul mercato, mentre Nintendo osserva in silenzio, gettando un’occhiata al di là del vetro di una finestra, per rassicurarsi che nessuno si avvicini troppo alla sua Bugatti Veyron.

In cucina, EA e THQ sembrano stizzite dal comportamento di Blizzard, mentre Ubisoft fuma un’altra sigaretta, e cerca di darsi un tono parlando di arte.

Poi, c’è qualcuno che rimane quasi in disparte. Ma non perché non sia all’altezza del vestiario tirato a lucido. C’è troppo rumore, tutto qua, e PopCap Games preferisce osservare con relativa calma ciò che succede intorno…


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