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Recensione: The Sims 3: Travel Adventures

30 nov

I Sims in “vacanza”, tra mummie e tesori nascosti.

È incredibile la capacità con cui The Sims riesce ogni volta a reinventare se stesso. Il brand griffato Electronic Arts ha finalmente raggiunto la sua terza iterazione e continua le proprie mire espansionistiche con il primo dei pacchetti aggiuntivi, denominato Travel Adventures. Il simulatore di vita più venduto al mondo ha già riscosso ampi consensi entrando nella nuova generazione videoludica con tutto un set di opzioni e upgrade tali da compiacere persino i più smaliziati tra i giocatori.

Non si tratta solo di ricreare il proprio mondo digitale e di vivere la vita “ideale”, ma persino di condividere le proprie esperienze con gli altri, magari girando veri e propri film animati. Tempo fa ebbi modo di vedere il trailer di New Moon (secondo episodio della saga vampiresca più amata dalle teenager) e non posso che dirmi sbalordito dalla cura con cui personaggi e situazioni vengono riproposti nell’universo Sims. L’unico limite sembra davvero essere legato alla vostra fantasia. Ecco perché Travel Adventures giunge salvifico nel portare un pizzico di pepe e il consueto umorismo nelle pur evolute meccaniche gestionali della serie.

Travel Adventures vi offre infatti la possibilità di visitare nuove ambientazioni quali Cina, Francia ed Egitto (ovviamente riadattate secondo l’universo Sims) e di vivere vere e proprie avventure legate al vostro alter ego digitale. Il cambio di rotta rispetto alle precedenti espansioni è subito evidente: se prima ci si limitava ad avere nuovi scenari e svariate tipologie di interazione in più, questa volta si tratta davvero di integrare sostanziali variazioni proprio alla struttura del gameplay. Cambia la prospettiva, in tutti i sensi. Sembra quasi una concessione squisitamente arcade alle comuni dinamiche del brand, eppure il tutto sembra amalgamarsi per bene alla vita virtuale cui vi siete dedicati sino a ora.


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Recensione: Serious Sam HD: The First Encounter

27 nov

Un’icona del passato ritorna in alta definizione!

Era il 2001 quando il mondo PC fu scosso dall’arrivo di un FPS diverso, insolito. Un titolo senza alcuna velleità tattica, tutto arcade, violenza e humor. Qualche anno dopo, Croteam propone la stessa formula che decretò il successo dell’originale, riportando sui nostri desktop un personaggio tra i più amati, senza compromessi e con il supporto HD per carneficine alla massima risoluzione.
Una mossa apparentemente azzardata, considerando il mutevole scenario videoludico e i gusti di una platea sicuramente diversa da quella dell’epoca, eppure sorprendentemente riuscita, per certi versi.

Effettivamente il risultato, dopo il primo colpo d’occhio, merita rispetto e il lavoro del team di sviluppo, da questo punto di vista, vale un lungo applauso. Certo è che, dopo pochi minuti, capirete quanto sia impossibile passeggiare ammirando il panorama, blastando nel mentre bestie di ogni tipo, mostri carnivori, creature di ogni tipo e nemici vari lanciati su di voi a velocità warp.

Potrebbe sembrare forse eccessivo, ma il nuovo Serious Sam è quasi tutto qui:una sequela infinita di situazioni paradossali e sparatorie concitate, inserite in un contesto grottesco che vi strapperà più di un sorriso. Una manna per chi ha spolpato il celebre predecessore, niente di particolarmente entusiasmante per chi è in cerca di uno sparatutto dalle dinamiche anche solamente poco più che complesse.


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Recensione: Borderlands: l’Isola degli Zombie

26 nov

Tanta carne (morta) al fuoco

Borderlands è uscito da relativamente poco tempo, ma nonostante questo il primo contenuto scaricabile è già arrivato. E non stiamo parlando di un pacchetto di oggetti o di qualche extra superfluo ma di un’intera ambientazione da esplorare, caratterizzata da un’atmosfera completamente diversa da quella che abbiamo imparato ad apprezzare nel gioco Gearbox.

L’isola degli zombie è, in sostanza, un piccolo mondo extra dove poter affrontare diverse quest che coinvolgono non-morti e creature che sembrano uscite direttamente da uno dei tanti capitoli di Resident Evil, il tutto condito dall’umorismo eccezionale al quale i programmatori ci hanno abituati.

Una volta scaricata l’enorme espansione (circa 1GB), è possibile andare nel luogo dove si svolgono le quest aggiuntive in qualsiasi momento e senza dover compiere grossi spostamenti. In sostanza il Covo di Jacob può essere raggiunto senza problemi da una delle numerose stazioni New-U sparse per il mondo di Borderlands, e sfruttando la pratica opzione di fast-travel. L’unica limitazione è quella di aver raggiunto almeno il decimo livello, in modo da poter godere al meglio dell’esperienza.


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Recensione: King’s Bounty: Armored Princess

26 nov

Novelle Giovanna d’Arco cercasi.

Il mercato dei giochi PC è un mondo magico che purtroppo sta vivendo un momento difficile. La pirateria, la continua corsa all’upgrade, un’infinita sequela di patch e, non per ultima, una facilità d’uso non sempre tale, stanno lentamente affossando quello che a buon diritto posso ritenere uno dei miei più cari amici d’infanzia.

Quando quindi mi ritrovo tra le mani delle piccole perle come il capostipite del gioco oggetto di recensione, è con orgoglio che rialzo la testa, cercando con lo sguardo i serafici possessori di console così da urlare a tutti che ci siamo anche noi e che il nostro mouse è più bello del vostro pad. Certo, anche io ho dovuto percorrere l’eretica via delle macchine da gioco casalinghe e, devo ammetterlo, pure con una certa soddisfazione.

Ma come dice un sacro adagio “il primo amore non si scorda mai” ed eccomi quindi arrivare con gioia all’uscita targata 2009 del più riuscito erede (e contemporaneamente precursore) della serie Heroes of Might and Magic, una saga che ha occupato diverse giornate della mia vita.


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Recensione: LEGO Rock Band

26 nov

Il rock entra nel regno dei mattoncini colorati.

Anche la musica invade il mondo LEGO, portando una buona e sana dose di rock nel regno dei mattoncini colorati. LEGO Rock Band è essenzialmente uno spin-off della celebre serie targata Harmonix, con in più il tocco e l’umorismo tipico delle produzioni Traveller’s Tales. La musica è ormai entrata a pieno diritto nell’ambito dell’intrattenimento videoludico, creando un genere consolidato e fiorente, e pertanto non stupisce affatto la scelta del team di affidarsi alla simpatia e alla notorietà di un brand che, da Star Wars in poi, ha inteso rivisitare e ricostruire (letteralmente) un proprio variegatissimo universo.

Le meccaniche relative al gameplay rimangono immutate: fino a 4 giocatori potranno adoperarsi con i propri strumenti (chitarra, basso batteria e microfono) nell’esecuzione di svariati pezzi storici della musica rock e pop. Niente male la tracklist proposta, si passa agevolmente dai Blink 182 a Iggy Pop, dai mitici Jackson 5 a Police, Queen, Hendrix e Good Charlotte. Possiamo quindi ravvisare una discreta varietà tra pezzi classici e produzioni relativamente recenti, tutti parecchio orecchiabili e conosciutissimi dal grande pubblico.

Portare il marchio Rock Band all’interno dell’universo LEGO significa però voler ampliare il target di riferimento, consentendo anche ai giovanissimi di improvvisarsi stelle da palcoscenico e imbracciare una chitarra al ritmo dei pezzi preferiti. Ecco perché, pur presentando le medesime dinamiche dei titoli ufficiali della serie, LEGO Rock Band offrirà una struttura decisamente più morbida e permissiva. Parola d’ordine: zero frustrazione, questo è davvero un gioco che vuole intrattenere tutti a prescindere dalle abilità e dalle competenze musicali dei suoi utenti.


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Recensione: LEGO Indiana Jones 2: l’Avventura Continua

25 nov

Il divertimento un po’ meno…

Dopo tre Star Wars, un Indiana Jones, un Batman e un Harry Potter prossimo venturo (e si vocifera addirittura di un Signore degli Anelli…), la formula dei vari LEGO “qualcosa” ha inevitabilmente iniziato a perdere qualche colpo, conservando davvero poco o nulla della spiritosa originalità di un tempo.

Certo, la logica universale del “batti il ferro finché è caldo” è una strategia che evidentemente hanno ben presente gli Inglesi di Traveller’s Tales, eppure in alcune circostanze sarebbe forse opportuno guardare al di là del massimo profitto con il minimo sforzo per cercare di ambire a risultati più ambiziosi e significativi.

Intendiamoci: non voglio sembrare troppo duro o addirittura prevenuto, però è onestamente difficile far finta di nulla dinnanzi a un videogame (seppur valido, ok) che da 4 anni a questa parte viene puntualmente reskinnato e venduto come nuovo ogni 12 mesi.


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Recensione: RACE On

24 nov

Diario di un pilota…

All’inizio di questa stagione non sapevo cosa aspettarmi: avrei potuto lottare nuovamente per il titolo o accontentarmi di un buon piazzamento? Le premesse erano fuorvianti: cosa mi avrebbe atteso sulla linea del traguardo?

La scuderia era la stessa di sempre, quella in grado di procurare la vettura migliore o semplicemente quella più tecnica da diversi anni a questa parte: i Simbin.
Il campionato, un insolito ibrido di quanto visto nelle stagioni passate, si prospettava come un eccitante mix di due anime: le corse americane con le loro macchine “muscolose” e i freddi circuiti provenienti da STCC – The Game, un’espansione del precedente mondiale (ovvero Race ’07). Il tutto unito al sempre affascinante WTCC (World Touring Car Championship) che ha visto il nostro Tarquini trionfare sul filo di lana nell’edizione di quest’anno.

Le vetture, numerose e intelligente sintesi di anni di provata esperienza, recuperavano quanto visto nei sopracitati campionati, con l’aggiunta di cinque nuove entrate in grado di eccitare gli acceleratori di chiunque: Cadillac CTS-V, Chevrolet Camaro, Dodge Challenger SRT8, Dodge Charger SRT8 e International Formula Master. Tutte auto grintose, con carattere, desiderose di essere messe alla prova.


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Recensione: Band Hero

23 nov

Forse è arrivato il momento di cambiare qualcosa…

L’anno che sta per lasciarci ha rappresentato un momento quanto mai favorevole per i giochi musicali, con una quantità senza precedenti di titoli approdati sugli scaffali dei negozi. EA e Activision si stanno spartendo un mercato che, seppur destinato a doversi rinnovare nell’immediato futuro, riesce a raggiungere cifre importanti e a raccogliere intorno a sè schiere di appassionati molto differenti tra loro, a prescindere dal livello di passione nutrito per il mondo dei videogiochi o dall’abilità nell’esecuzione dei brani messi a disposizione dalle più o meno ampie tracklist.

Nel passato recente l’introduzione di un nuovo strumento come la batteria ha offerto ulteriori prospettive, facendo progredire ancor di più il genere verso dinamiche sociali e di condivisione. Il lancio di Beatles Rock Band e il recente esordio di Band Hero hanno segnato un ulteriore passo, per marchi ormai affermati, verso il raggiungimento di un pubblico più attratto dal versante prettamente pop e commerciale dell’industria discografica.

Che l’ultimo arrivato in casa Neversoft sia votato primariamente a questo scopo è chiaro già nel momento in cui si passa in rassegna l’elenco delle sessantacinque tracce a disposizione, distribuite come sempre su varie epoche, dagli anni ’70 ad oggi. Si parte con “Abc” dei Jackson 5 e “Let’s Dance” di David Bowie, si prosegue con la celebre “Oh Pretty Woman” di Roy Robinson e la versione originale di “American Pie”, passando per Janet Jackson, No Doubt e Spice Girl, fino ad arrivare all’attualità con Maroon 5, Nelly Furtado e Jesse McCartney. Solo brevi accenni al panorama rock si colgono nella presenza di Yellowcard, Rolling Stones, Fall Out Boy e dei quasi irriconoscibili Papa Roach.


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Recensione: Ghostbusters: Il Videogioco

20 nov

I fantasmi su Wii fanno meno paura.

Raramente capita di recensire un gioco per tre volte, a meno che non vi siano motivazioni particolari. Ghostbusters, in virtù della sua aurea leggendaria e dell’impatto mediatico avuto sul mondo dei videogiochi, probabilmente mai così sollecitato da un titolo proveniente dall’universo del cinema, si è meritato quindi questo onore e onere. Pertanto, dopo la recensione apparsa mesi fa per PlayStation 3. e quella di pochi giorni fa per Xbox 360, è quindi giunto il momento di passare ad analizzare le versione per la console di Nintendo.

Le premesse a dire il vero non sono esattamente del tipo che solitamente viene definito come “ottimo”: spogliata del carisma di una serie idolatrata da anni come moderna icona pop, l’opera di Terminal sulle console next generation non ha avuto purtroppo un riscontro pari alla fama che ne ha accompagnato il lancio.

Nonostante il revival artistico e mediatico, cresciuto a tal punto da convincere gli attori a dare il via al progetto di un terzo film della serie, i poveri e innocenti giocatori si sono trovati infatti alla resa dei conti un videogame quantomeno “tirato via”.


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