Recensione: Runaway: a Twist of Fate

2 apr

Un’avventura da pazzi!

Le avventure grafiche sono morte. O forse no. Quello che è certo è che quando mi ritrovo davanti a videogiochi come Runaway 3, il pensiero che mi sovviene immediato è che è difficile fare previsioni attendibili a lungo termine sul nostro media preferito. Lanciarsi in voli pindarici decidendo su basi ipotetiche quello che può essere il futuro di un genere è qualcosa che in una scala di rischio virtuale può essere paragonabile a un bluff a poker con una coppia servita: difficilmente se ne esce senza le ossa rotte.

I Pendulo Studios, degni eredi di una tradizione “millenaria” portata avanti nei secoli da maestri sacri come Lucas Arts, Sierra e Revolution Software (quest’ultimi probabilmente le loro maggiori muse), tirano così fuori dal cilindro un terzo capitolo della loro saga cult in grado di mandare potenzialmente in visibilio sia i fan che i giocatori della prima ora, e il tutto con una naturalezza e una semplicità davvero disarmanti: se fino ad ora siete stati lontani da questa serie, credo che sia seriamente arrivato il momento di valutare di entrare in partita.

Anche gli avventurieri alle prime armi o chi è completamente a digiuno delle vicende che hanno portato Brian Basco e Gina Timmins a ritrovarsi immischiati in un caso di omicidio, dove il nostro è accusato di essere il presunto killer, troveranno poi pane per i propri denti grazie a un titolo pensato per accompagnare dolcemente i giocatori all’interno della sua storia. Un ottimo seguito e un’ancora più ottimo inizio, da qualsiasi parte lo si guardi un piccolo capolavoro, tra un’introduzione “filmata” e alcuni flashback inseriti ad arte.

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