Recensione: Silent Hunter 5

29 mar

Una serie affondata dai bug.

Qual è il motivo che spinge una software house a far uscire un gioco palesemente incompleto, anche quando questo appartiene a un genere di nicchia e privo di reali concorrenti? Più volte è capitato di sentire storie di clamorosi posticipi strategici annunciati per evitare il confronto con il blockbuster di turno, ma nel caso di Silent Hunter 5, simulatore di sommergibili, facciamo davvero fatica a individuare un possibile rivale di mercato.

Allo stesso tempo, non possiamo credere che il lancio sia stato affrettato per far rientrare il gioco nell’attuale anno fiscale, visto che il peso delle vendite di un titolo simile è talmente basso da non poter incidere in nessuna situazione finanziaria.

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Allora qual è il problema di Ubisoft? Cosa ha spinto la casa francese a gettare in pasto agli squali un gioco palesemente incompleto e divorato dai bug? Probabilmente nessuno lo saprà mai. Fatto sta che Silent Hunter 5 riesce a deludere i fan della serie e tutte le loro aspettative, rivelandosi un gioco dalle potenzialità incredibili ma distrutto da gravi problemi di programmazione.


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