Recensione: echoshift

22 mar

Questione di tempismo…

Ecoshift è il sequel di Ecochrome, l’acclamato puzzle game del 2008, e continua il trend degli eroi manichini aggiungendo un bel po’ di colori al mondo originale con una nuova meccanica di “casting”, un concetto che dovrebbe essere molto familiare a chi ha giocato al recente The Misadventures of P. B. Winterbottom.

Ogni livello è un puzzle e la soluzione più ovvia è trovare la porta d’uscita. Tra l’ingresso e la via di fuga c’è tutta una serie di interruttori, barriere, nemici e piattaforme in movimento: confrontatevi al meglio con questi marchingegni e sarete liberi!

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Difficilmente questi ostacoli possono essere affrontati singolarmente. Spesso un cancello può aprirsi attivando un interruttore che si trova a una certa distanza, oppure lo stesso cancello necessita di un doppio switch per essere attivato. Quindi ci troviamo davanti a un platform piuttosto complicato, senza dimenticare la presenza di un trick temporale che ci permette di registrare le nostre azioni e di poterle ripetere, pagandone ovviamente le conseguenze in positivo o in negativo…


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