Recensione: echoshift
Questione di tempismo…
Ecoshift è il sequel di Ecochrome, lacclamato puzzle game del 2008, e continua il trend degli eroi manichini aggiungendo un bel po di colori al mondo originale con una nuova meccanica di casting, un concetto che dovrebbe essere molto familiare a chi ha giocato al recente The Misadventures of P. B. Winterbottom.
Ogni livello è un puzzle e la soluzione più ovvia è trovare la porta duscita. Tra lingresso e la via di fuga cè tutta una serie di interruttori, barriere, nemici e piattaforme in movimento: confrontatevi al meglio con questi marchingegni e sarete liberi!
Difficilmente questi ostacoli possono essere affrontati singolarmente. Spesso un cancello può aprirsi attivando un interruttore che si trova a una certa distanza, oppure lo stesso cancello necessita di un doppio switch per essere attivato. Quindi ci troviamo davanti a un platform piuttosto complicato, senza dimenticare la presenza di un trick temporale che ci permette di registrare le nostre azioni e di poterle ripetere, pagandone ovviamente le conseguenze in positivo o in negativo





















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