Recensione: Dynasty Warriors: Strikeforce

12 mar

L’ennesimo copia & incolla?

Povera Koei! Il suo fiore all’occhiello, quel Dynasty Warriors che una volta vendeva tantissimo in Giappone, è stato sempre visto dai videogiocatori occidentali con sdegno oppure, peggio, con indifferenza. Nemmeno il doppio aggiornamento annuale, con più poligoni da muovere, più gente da affettare e qualche personaggio nuovo da conoscere, ha fatto poi la differenza e reso più interessante la formula originale.

Anche quando effettivamente c’è stato qualche elemento di gameplay potenzialmente interessante, in molti si sono quasi rifiutati di approfondire la questione proprio perché tra un episodio e l’altro l’aspetto grafico era pressoché identico.

Ecco allora che Dynasty Warriors: Strikeforce è stato pensato dagli sviluppatori per fornire un nuovo approccio, che dovrebbe dare una svolta positiva alla serie, cercando di svegliare la curiosità anche di quei giocatori finora restii alla saga. Il gioco è ambientato nell’era dei Tre Regni dell’Antica Cina, periodo che dovremo rivivere scegliendo una fazione da guidare, battaglia dopo battaglia, fino alla vittoria della guerra.

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