Recensione: BioShock 2
8 feb
L’amore paterno secondo 2K Games.
Quando venne annunciato BioShock 2 ammetto di essermi preoccupato, e di aver pensato che per l’ennesima volta il successo di un gioco avrebbe spinto i suoi produttori a snaturarlo e a spremerlo come un limone. Effettivamente non ero poi così lontano dalla verità, ma fortunatamente nel caso di Bioshock 2 il risultato finale è ancora ottimo, pur non riuscendo nella difficile impresa di raggiungere le vette narrative del suo predecessore.
Sotto molti punti di vista il ritorno a Rapture si rivela comunque perfino più raffinato e godibile. La vicenda, raccontata secondo lo schema narrativo ormai familiare ai fan della serie, è ambientata dieci anni dopo l’avventura del primo Bioshock, e vede il giocatore vestire i panni di un Big Daddy molto particolare. Il suo legame con una specifica Little Sister, infatti, è molto più forte di quello che regola normalmente il rapporto fra le piccole raccoglitrici di Adam e i loro massicci protettori.
Naturalmente non sta a me svelarvi i retroscena della trama ma vi basti sapere che, come da tradizione, anche questa volta il giocatore si troverà di fronte a importanti rivelazioni e a impegnative scelte morali. Seguendo l’eredità lasciata dal primo capitolo, infatti, anche questa volta i programmatori hanno calcato la mano sui dubbi etici e morali, mettendo in diverse occasioni il giocatore di fronte a importanti decisioni.


























