Recensione: White Knight Chronicles: International Edition
24 feb
C’era una volta un “candido” cavaliere…
Negli anni recenti, le distinzioni che una volta separavano i generi videoludici sono andate inesorabilmente sfumando. Mass Effect 2 è un GdR o uno shooter in terza persona? Ed Heavy Rain? Avventura punta e clicca o un thriller basato sui QTE? Serie di successo come BioShock e Uncharted hanno ampliato i propri orizzonti prendendo in prestito idee e metodologie che esulano dal genere di riferimento, mentre prodotti come WarioWare o RetroGame Challenge si riducono a princìpi basilari ed essenziali. I generi si contaminano e si arricchiscono lun laltro, rendendo obsoleti i termini con cui si classificavano un tempo i videogiochi.
Nel caso di White Knight Chronicles, la fusione tra un tradizionale JPRG single-player e una leggera componente multiplayer tipica dei MMO è qualcosa di imbarazzante. I primi venti minuti di gioco li spenderete nella creazione di un avatar che avrà comunque un ruolo secondario allinterno della storia principale, per poi essere utilizzato per le side-quest in modalità multigiocatore.
Chiaramente, dinnanzi a un gioco di ruolo è lecito aspettarsi il controllo di più personaggi, ma il distacco tra l’avatar che avrete creato allinizio e leroe principale dellavventura è davvero troppo stridente per per non destare un minimo di fastidio. Lapproccio migliore è pertanto quello di considerare lintero gioco come suddiviso in due parti differenti, nonostante il fatto che armi, competenze e abilità del vostro personaggio possano essere condivise tra le due modalità e che gli obiettivi acquisiti in una di esse possano avere eguale rilevanza nellaltra.
Related posts:



