Recensione: Way of the Samurai 3

22 feb

Aquire ci prova ancora.

Il franchise di Way of the Samurai, rilasciato per la prima volta su PlayStation 2 nell’ormai lontano 2002, si è sempre distinto grazie a un concept di base molto particolare, volto a dare ai giocatori la massima libertà decisionale per tutto il corso dell’avventura. Come ampiamente dimostrato dai primi due capitoli della serie, le buone idee non bastano però per fare un capolavoro, e alla luce di questo è dunque lecito chiedersi: Aquire avrà imparato la lezione arricchendo il suo affascinante concept con una struttura “di contorno” all’altezza delle aspettative?

Way of the Samurai 3, primo titolo next-gen della compagnia nipponica, propone un concept pressoché identico ai suoi predecessori, e ciò vuol dire che come da tradizione avremo la possibilità di modellare la realtà di gioco, e dunque la nostra esperienza ludica, nella maniera ritenuta più opportuna. Bene o male? Rettitudine o immoralità? La scelta sarà soltanto nostra.

L’avventura, ambientata nel Giappone feudale, più precisamente durante il periodo Sengoku, ci vede impersonare un samurai senza nome (personalizzabile attraverso pochi, semplici parametri estetici) con cui potremo confrontarci con tre diversi clan, tutti intenzionati a salire al potere.

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