Recensione: S.T.A.L.K.E.R. Call of Pripyat

2 feb

Dove osano gli Stalker.

Chernobyl, Ucraina, 1986. Alle ore 1:23 del 26 aprile il reattore numero 4 della centrale nucleare Lenin esplode, causando la dispersione nell’atmosfera di ingenti quantità di materiali radioattivi. In pochi istanti il nome Chernobyl diventa sinonimo di catastrofe, monito per una civiltà attratta dal nucleare e cicatrice insanabile nell’animo di chi ha visto improvvisamente diventare ostili i luoghi della propria infanzia.

E allora non è un caso se è stata proprio una software house ucraina, GSC Games World, ad aver dato vita a uno degli universi distopici più affascinanti in ambito digitale, un universo virtuale che verte intorno al concetto di ‘unheimlich’, quel perturbante che attrae e repelle in egual misura.

La serie S.T.A.L.K.E.R. fa leva sul concetto di ostilità e in un genere sovraffollato come quello degli FPS, dove la tendenza è semplificare l’interazione, sceglie una strada differente e lo fa riducendo al minimo i compromessi, proponendo una serie ambiziosa e sotto diversi aspetti sofisticata; una serie che combina un’intelaiatura da FPS improntato al realismo con qualche elemento ruolistico e che integra sequenze scriptate in un contesto open world; una serie soprattutto che riesce a immergere il giocatore in una costante, palpabile atmosfera di tensione.

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  1. Recensione: S.T.A.L.K.E.R. Call of Pripyat - 3 febbraio 2010

    [...] Articolo Originale: Recensione: S.T.A.L.K.E.R. Call of Pripyat Articoli correlati: NC20: netbook Samsung in Germania e [...]

  2. diggita.it - 2 febbraio 2010

    Recensione:S.T.A.L.K.E.R. Call of Pripyat…

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