Un vizio di forma che rovina la sostanza.
Come si fa a recensire un contenuto scaricabile palesemente ricavato tagliando un importante pezzo di gioco, per venderlo solo in seguito? Ci si dovrebbe avvicinare con aria critica, condannando il comportamento di Ubisoft, oppure analizzare semplicemente le qualità della missione aggiuntiva?
Un conto è trovarsi di fronte ai DLC di Borderlands, per fare un esempio, esperienze chiuse che non hanno nulla che che vedere con il gioco principale, ma nel caso di Assassin’s Creed II si parla di vere e proprie sequenze della storia, tagliate per far uscire il gioco nei tempi stabiliti. Se si fosse trattato di parti ininfluenti dell’avventura di Ezio, non ci saremmo nemmeno ritrovati a fare questo ragionamento, ma in questo caso la situazione è indubbiamente diversa.
Giocando questo DLC, infatti, è evidente quanto il taglio della Sequenza 12 abbia pesato sul gioco originale, trasformando la città di Forlì in un semplice territorio di passaggio dove cercare unicamente i glifi, le piume e le pagine del codice. Se La Battaglia di Forlì fosse stata inserita fin da subito nel gioco, invece, la città in questione avrebbe offerto molto di più, occupando un posto sicuramente più importante nell’economia di Assassin’s Creed II.






















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