Recensione: Grand Theft Auto: Chinatown Wars
20 gen
La mala nel palmo di una mano.
La storia di Grand Theft Auto: Chinatown Wars è di quelle piuttosto imprevedibili e travagliate. Annunciata con grande clamore (e non senza reazioni di stupore da parte del pubblico) da quell’insopportabile babbiona di Cammie Dunaway durante la conferenza Nintendo all’E3 del 2008, l’epopea in salsa orientale di Rockstar Games ha debuttato lo scorso marzo come esclusiva di lusso su Nintendo DS.
Contrariamente alle aspettative e a dispetto dei consensi della critica (Chinatown Wars è attualmente il gioco DS con lo score più alto su Metacritic), il titolo ha comunque terribilmente floppato in termini di vendite, e per correre ai ripari ad appena qualche mese di distanza è apparsa un’altrettanto inattesa,ma comunque validissima conversione per PSP (accolta ancora una volta freddamente dal pubblico).
La casa di Bully e Red Dead Redemption non si è ad ogni modo arresa, e cerca adesso un meritato riscatto sul versatile Melafonino con un porting che certamente farà parlare di sé mooolto a lungo. Perché? Perché fondamentalmente la versione iPhone di Chinatown Wars risulta essere un’incredibile via di mezzo tra quanto visto su DS e PSP (senza compromessi o rinunce particolari, attenzione!) venduta ad un prezzo 4 volte inferiore all’originale.
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