Recensione: Bayonetta

22 dic

Oltre le gambe c’è di più…

Sin dalla sua prima apparizione ufficiale, Bayonetta è stato “bollato” come una copia al femminile di Devil May Cry, ma la realtà è che, al di là di diverse somiglianze stilistiche e non con il celebre franchise Capcom, il titolo targato Platinum Games ha diversi assi nella manica, primo fra tutti una protagonista tanto affascinante quanto letale.

La storia ruota intorno alla sinuosa strega Bayonetta, un personaggio carismatico, seducente e spietato, impegnato a fronteggiare orde di improbabili angeli del paradiso, nel tentativo di riguadagnare la sua memoria, persa in seguito a un misterioso evento. Come prevedibile la storia che la vede protagonista non brilla di certo per profondità narrativa, ma nonostante ciò è comunque sufficiente per garantire un discreto coinvolgimento lungo tutto il corso dell’esperienza.

L’avventura, suddivisa in sedici capitoli, propone una struttura molto lineare, fatta prevalentemente di micro-battaglie, intramezzate da brevi fasi di esplorazione e qualche piccolo enigma (la cui risoluzione non richiede certo una mente superiore). Azione allo stato puro, dunque, con qualche piccola distrazione volta semplicemente a variare il ritmo dell’esperienza.

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