Recensione: Call of Duty Classic
10 dic
Tutto iniziò così…
Esistono diverse discussioni sulla velocità con la quale i videogiochi invecchiano al giorno d’oggi: titoli usciti anche solo cinque anni fa, se ripresi in mano ora, sembrano quasi provenire da un’altra epoca, frutto di una realtà parallela alla quale noi stessi giocatori non sentiamo di appartenere. Certo, ci sono le classiche eccezioni che confermano la regola, ma in un mondo che viaggia alla velocità della luce, sono sempre di più i fuochi di paglia destinati a spegnersi alla prima folata di alta definizione.
Vorrei in questo commiato dei tempi che furono dirvi che il primo Call of Duty è stato in grado di invertire la rotta, ripresentandosi in questa operazione amarcord (seguita alla pubblicazione di Modern Warfare 2) più fresco e coinvolgente che mai, ma purtroppo non è così.
Chiusa tristemente dalla gabbia degli anni passati e soffocata dal senno di poi, l’opera originaria di Infinity Ward cade miseramente sotto i colpi di meccaniche oramai stra abusate, prive di quel mordente che il gioco ebbe all’epoca. Se ai tempi dell’uscita molte delle sue caratteristiche fecero infatti gridare al miracolo, ora il senso di deja vu risulta troppo marcato, causando l’inevitabile calata della palpebra o il semplice nervosismo se immersi in sessioni di gioco troppo lunghe.
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