Recensione: James Cameron’s Avatar: The Game
1 dic
Cinema e videogiochi, ancora una volta insieme.
Fino a qualche tempo fa la maledizione del tie-in colpiva inesorabilmente quasi ogni software ispirato a questa o quella pellicola, cavalcando semplicemente londa del marketing e sfruttando la visibilità del film per catalizzare lattenzione del pubblico e massimizzare le vendite.
Per fortuna il trend è sembrato cambiare negli ultimi anni, soprattutto in virtù del cambio di ruolo tra i due media, con i videogiochi in grado di trainare un brand e, al contrario di ciò che accadeva prima, di portare anche la gente al cinema, magari a vedere lopera ispirata proprio dalla saga videoludica preferita.
Si perché se prima il publisher illuminato correva a comprare i diritti dal brillante regista e dalla casa di produzione, ad oggi il fenomeno sembra accadere sempre più spesso allinverso, con giganti come Activision Blizzard, piuttosto che Ubisoft o chi per loro, in grado di creare una nuova IP per poi rivenderla anche al grande e al piccolo schermo. È il caso di World of Warcraft per esempio, con il grande Sam Raimi già al lavoro, piuttosto che di Prince of Persia, rispolverato dagli anni 80 per finire a maggio 2010 nelle sale.
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Molti giochi tratti dai film fanno veramente pietà, io quando uscì transformers sono andato subito a comprarlo, il giorno dopo l’ ho riportato indietro pregandoli di cambiarmelo…
Quando escono i film producono videogames solo ed esclusivamente per raccimolare denaro.
A parte Batman Arkham Asylum (che comunque non è un Tie In diretto del film) non ho mai visto un gioco ispirato a un film che meritasse…. Ricordo ancora con ribrezzo l’orrendo Street Fighter (quello con J.C. Van Damme)