Recensione: James Cameron’s Avatar: The Game

1 dic

Cinema e videogiochi, ancora una volta insieme.

Fino a qualche tempo fa la maledizione del tie-in colpiva inesorabilmente quasi ogni software ispirato a questa o quella pellicola, cavalcando semplicemente l’onda del marketing e sfruttando la visibilità del film per catalizzare l’attenzione del pubblico e massimizzare le vendite.

Per fortuna il trend è sembrato cambiare negli ultimi anni, soprattutto in virtù del cambio di ruolo tra i due media, con i videogiochi in grado di trainare un brand e, al contrario di ciò che accadeva prima, di portare anche la gente al cinema, magari a vedere l’opera ispirata proprio dalla saga videoludica preferita.

Si perché se prima il publisher illuminato correva a comprare i diritti dal brillante regista e dalla casa di produzione, ad oggi il fenomeno sembra accadere sempre più spesso all’inverso, con giganti come Activision Blizzard, piuttosto che Ubisoft o chi per loro, in grado di creare una nuova IP per poi rivenderla anche al grande e al piccolo schermo. È il caso di World of Warcraft per esempio, con il grande Sam Raimi già al lavoro, piuttosto che di Prince of Persia, rispolverato dagli anni ’80 per finire a maggio 2010 nelle sale.


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2 Responses to “Recensione: James Cameron’s Avatar: The Game”

  1. IlMancu 1 gennaio 2010 at 14:35 #

    Molti giochi tratti dai film fanno veramente pietà, io quando uscì transformers sono andato subito a comprarlo, il giorno dopo l’ ho riportato indietro pregandoli di cambiarmelo…

    Quando escono i film producono videogames solo ed esclusivamente per raccimolare denaro.

  2. Giochi 1 gennaio 2010 at 14:35 #

    A parte Batman Arkham Asylum (che comunque non è un Tie In diretto del film) non ho mai visto un gioco ispirato a un film che meritasse…. Ricordo ancora con ribrezzo l’orrendo Street Fighter (quello con J.C. Van Damme)

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