Recensione: Gyromancer
20 nov
La risposta di Square Enix a Puzzle Quest.
Inutile negarlo: con la sua originalissima miscela di puzzle game ed RPG, il formidabile Puzzle Quest ha indubbiamente lasciato il segno: l’esplosiva creatura di Infinite Interactive non è solo approdata su praticamente qualsiasi piattaforma disponibile ma ha anche generato una quantità notevole di cloni più o meno spudoratamente ispirati alla sua riuscitissima formula.
Gyromancer potrebbe essere quindi frettolosamente scambiato per l’ennesima bieca imitazione, anche se visti i nomi alla base del progetto un certo occhio di riguardo è come minimo dovuto. A dispetto della sua evidente natura derivativa (perché, parliamoci chiaro, senza Puzzle Quest questo gioco di certo non esisterebbe) la fatica congiunta di PopCap Games e Square Enix si distingue infatti sin da un’occhiata rapida e superficiale per l’estetica curatissima e i valori di produzione in grande stile.
Entusiasmante fusione tra un dungeon crawler e un rompicapo, Gyromancer ricalca la struttura dell’iconico titolo D3 presentando (in maniera peraltro confusa e non priva di errori grammaticali) un’esile trama a fare da collante tra le fasi esplorative e i combattimenti a colpi di gemme colorate.
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