Recensione: Sin & Punishment 2
19 nov
Ovvero, come migliorare un capolavoro.
Ricordo ancora come se fosse ieri il mio primissimo incontro con Sin & Punishment 2: ero appena entrato con l’allegra cricca di Eurogamer.it all’interno del Convention Center di LA e ci stavamo placidamente dirigendo verso la sala predisposta al ritiro dei badge dell’E3, ancora parzialmente rincoglioniti da un viaggio durato 19 ore.
All’improvviso, fortissimo e del tutto inatteso, lo shock: un addetto al montaggio degli stand lasciò una porta aperta per qualche secondo e, spiando, intravidi il logo del gioco stampato modello gigantografia su uno dei muri del titanico booth della Nintendo. Sono seguite urla, salti e schiamazzi molesti del sottoscritto, in berserk per la gioia e l’emozione all’idea di poter mettere le mani su un titolo tanto atteso (ci sono i testimoni eh, è tutto vero!).
Quattro giorni dopo, al termine della fiera losangelina, lo standista di Nintendo era arrivato ormai a chiamarmi per nome, salutandomi pure con un certo trasporto: pare che nessuno tra le migliaia di visitatori avesse provato la demo quanto me, letteralmente invasato al cospetto di un gioco che per anni ho potuto solo sognare e che oggi è una deliziosa realtà.
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