Recensione: Left 4 Dead 2

18 nov

Una nuova, meravigliosa apocalisse.

Solitamente, dopo aver finito un gioco da recensire, accendo una sigaretta e mi siedo davanti al PC, facendo mente locale sulle emozioni provate prima di cominciare a scrivere. Oggi invece tocca ripulirmi di sangue, acidi gastrici e brandelli di carne putrescente, mentre in testa riecheggiano ancora i colpi del fucile a pompa e le urla disumane di quei maledetti infetti. A distanza di appena un anno dal suo predecessore, Left 4 Dead 2 bussa prepotentemente alla vostra porta annunciando una nuova ineluttabile apocalisse, che dalla Georgia alla Lousiana riversa sulle strade creature fameliche e spietate, il cui unico scopo è quello di banchettare con le vostre interiora.

Quattro sopravvissuti, un’infinita schiera di zombie e una meta da raggiungere in cerca della salvezza definitiva. Ancora una volta, la formula ideata da Valve risulta essere tanto semplice quanto intrigante, con quel perfetto connubio tra pathos e umorismo che ormai si presenta quale vero e proprio marchio di fabbrica della serie. Left 4 Dead 2 è un gioco che, molto saggiamente, evita di prendersi troppo sul serio, dimostrando una sincerità così spudorata che è impossibile non lodare. Nessuna storia complessa, al bando inutili premesse narrative e quasiasi sforzo di “dare un senso” agli eventi del gioco. Ciò che il team vuole offrirvi è essenzialmente un corposo set di armi e una moltitudine di infetti da abbattere in compagnia dei vostri amici. Obiettivo che in questo sequel viene conseguito in maniera esemplare.

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Nonostante la dichiarata vocazione splatter e una struttura di gameplay dannatamente semplice (rimasta pressocché immutata), il titolo sviluppato da Valve riesce ad evitare la trappola del puro “more of the same”, proponendo una serie di meccaniche in grado di ampliare quanto di buono fatto in precedenza e, al contempo, introducendo soluzioni e situazioni inedite. Nei panni di Ellis, Nick Coach e Rochelle saremo chiamati a cooperare attivamente nel tentativo di sopravvivere lungo il tragitto da una location all’altra, collaborando con i compagni e sostenendoci a vicenda. L’intera avventura può essere portata a termine in singolo o insieme ad altri tre compagni nel corso di cinque stage principali, eterogeni e ben differenziati tra loro.


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