Recensione: CrimeCraft

16 nov

Un nuovo matrimonio tra FPS e MMO…

Molto spesso le idee interessanti sulla carta si rivelano dei fallimenti una volta realizzate. È questo il caso di CrimeCraft, il cui tentativo di unire le dinamiche di un FPS a quelle di un MMO ha portato risultati davvero deludenti. Ci troviamo di fronte a qualcosa di nuovo che, pur non risultando pessimo sotto ogni punto di vista, commette diversi errori che ne affossano inevitabilmente il voto finale.

La parte MMO risulta estremamente limitata: iniziando a giocare la povertà del titolo viene subito sbattuta in faccia al giocatore, che nella creazione del proprio avatar virtuale può scegliere unicamente fra tre modelli di volto e un numero altrettanto limitato di acconciature. Fatto questo si viene subito gettati nelle strade spoglie e deserte di Sunrise City, che secondo i programmatori dovrebbe essere una metropoli frenetica.

In realtà ciò che ci si trova di fronte è un mondo povero dominato dalle bande, dove i poliziotti sono tutti alti due metri e non fanno altro che stiracchiarsi di tanto in tanto, e dove al di là dei venditori e di chi dispensa quest, chiunque è caratterizzato dallo stesso modello poligonale.

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