Recensione: Tropico 3

13 nov

Viva la rivoluzione!

Non appena ci s’immerge nel mondo di Tropico 3 è impossibile non notare diverse somiglianze con il primissimo capitolo della serie. Ciononostante il titolo si presenta tanto affascinante quanto i suoi predecessori, anche grazie a una colonna sonora quasi assuefante che, difficilmente, riuscirete a togliervi dalla testa dopo la vostra prima sessione di gioco.

Tralasciando l’aspetto sonoro del prodotto, Tropico 3 si presenta come un ottimo city builder, perfettamente in linea con l’ottima tradizione del franchise. Il titolo, fondendo molte delle caratteristiche di Sim City con quelle di Colonization, permette infatti di vestire i panni di un leader rivoluzionario in stile Castro, per poi dar vita alla realtà urbana dei propri sogni, sia essa fondata sulla libertà o all’insegna del dispotismo più assoluto (con elezioni truccate, polizia corrotta e così via).

All’inizio il titolo propone 15 diverse isole su cui costruire, ognuna delle quali presenta particolari obiettivi (come restare, ad esempio, al potere per un certo numero di anni in un’isola maledetta), problematiche legate alle risorse e soprattutto speciali richieste da parte della comunità.

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