Recensione: Ghostbusters: Il Videogioco

11 nov

Dopo la PS3, gli ectoplasmi ora infestano le nostre X360!

A distanza di cinque mesi dalla nostra recensione della versione PS3 torniamo a parlare di Ghostbusters, da poco uscito sia per Xbox 360 che Wii. Vista la differenza tecnica tra queste edizioni, abbiamo pensato di pubblicare una recensione per la console di casa Microsoft, cui farà seguito a breve una trattazione separata per la versione Wii.

Ghostbusters è senza dubbio alcuno uno dei franchise culto dei gloriosi e plasticosissimi anni ’80: qualcosa di non propriamente definibile, capace per milioni di fan sparsi in tutto il globo di andare ben oltre due lungometraggi hollywoodiani. Ghostbusters è per me e per quelli della mia generazione un’icona pop, un credo cementato con anni di devota e viscerale passione.

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L’idea di produrre un videogame su licenza ispirato ai quattro strampalati cacciatori di fantasmi newyorkesi è apparsa così sin da subito delicata ma vincente: da un lato la sacralità di un’IP con cui è vietato combinare cazzate per definizione, dall’altro le appetibilissime potenzialità ludiche, con la promessa di vivere un’avventura in grado di far tornare tutti un po’ bambini a colpi di flussi protonici.


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