Recensione: Torchlight

6 nov

Diablo vive ancora.

Nella vita, come nei videogiochi, esistono due approcci quando ci si trova davanti ad un maestro indiscusso. Si può decidere di cercare strade alternative, nella cocciuta convinzione che si possa fare di meglio con le proprie forze. Oppure si fa un bagno nella vasca dell’umiltà, si guarda con sincerità chi si ha davanti e si cerca di portare a casa quelli che sembrano essere i punti di forza e i pregi, adattandoli ovviamente al contesto.

Non esiste a priori una via migliore di un’altra, tale da garantire un successo certo e soprattutto remunerativo. Sicuramente però quando non si vuole rischiare di finire con il posteriore per terra schiacciati dalla superiorità dell’Esempio, le alternative si riducono velocemente ad una sola.
Sempre che non si voglia fare del sano harakiri, i cui risultati si affollano ironicamente numerosi nel panorama videoludico.

I ragazzi di Runic Games devono pertanto aver fatto questo ragionamento quando hanno deciso, forti delle loro esperienze nello sviluppo di Diablo e di Mythos, di entrare nell’arena degli hack’n slash o meglio dei giochi-di-ruolo-frantuma-mouse-e-procurati-una-tendinite.

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