Recensione: .detuned
29 ott
Un gioco che non è un gioco.
A dispetto dei risultati indubbiamente diversi da quelli previsti (chi del resto non ricorda i deliranti proclami di inizio generazione del mitico KutaraGiletti?) una cosa va riconosciuta a Sony senza se e senza ma: il suo coraggio di sperimentare, la sua sincera voglia di osare scommettendo su prodotti spesso al limite con i canoni del medium-videogioco in senso stretto. E così, tra una nuotata negli abissi zen di flOw ed un’empatica corsa sulle ali del vento di flOwer siamo arrivati alla pura arte digitale dell’oscuro Linger in Shadows prima e al non-so-che virtuale di .detuned poi.
Per comprendere al meglio la sfuggente ed impalpabile natura di questo bizzarro software occorre rifarsi al manifesto della demoscene secondo madwizards: “Se vi state chiedendo cosa sia la demoscene, provate ad immaginare un’enorme comunità underground fatta di giovani organizzarti in gruppi che competono fra loro nell’arte di creare presentazioni multimediali in reatime dette demo.
Le demo combinano grafica 3D in tempo reale, effetti 2D e bitmap in una presentazione sincronizzata alla musica, con un risultato vagamente simile ai video musicali. Realtime è la parola chiave di tutto, dal momento che una demo non è mai animazione prerenderizzata”.
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