Recensione: Aion
16 ott
Da qui all’eternità?
Un antico adagio suole dire “puoi tirar fuori un MMO dalla Corea, ma non puoi tirare fuori la Corea da un MMO”, nel senso che Aion: Tower of Eternity fin dagli inizi è stato sviluppato con un occhio puntato all’Occidente e l’altro a Oriente.
Questa sorta di “strabismo” nel design ha prodotto un gioco massivo prepotentemente tradizionale nel suo svolgimento: grind, grind, grind e ancora un po di grind. A suo vantaggio però possiamo dire che lo fa bene, toccando cioè lo stato dell’arte del grind, ma NCsoft in questo campo è difficilmente battibile.
La matrice coreana del massive in questione si percepisce fin dalle prime battute, con un accento fortissimo posto sul character design: sarà infatti possibile caratterizzare i personaggi in modo pressoché infinito, grazie a un potente editor che mette moltissimi settaggi a disposizione.
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